Riaprono nel parco archeologico di Ercolano due domus chiuse per decenni

Tornano accessibili al pubblico la Casa dell'atrio a mosaico e la Casa a graticcio

(ANSA) - ERCOLANO, 06 NOV - Al Parco archeologico di Ercolano riaprono, dopo decenni di chiusura, la Casa dell'Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio. Entrambe vengono restituite alla fruizione pubblica grazie al Progetto Domus, un programma di restauro conservativo finanziato con 5 milioni di euro dal Cis (contratto istituzionale di sviluppo) Vesuvio-Pompei-Napoli, mirato a recuperare in modo organico e continuativo le sei domus più importanti del sito, salvandole dalle criticità e dall'usura del tempo. Da un lato vi è la sfarzosa Casa dell'Atrio a Mosaico, affacciata sul mare. Qui l'eruzione del 79 d.C. ha lasciato un'impronta indelebile: nel pavimento dell'atrio si scorgono ancora i segni drammatici del peso dei materiali vulcanici. I visitatori potranno passeggiare lungo il giardino e ammirare, dal salone monumentale (Oecus Aegyptius), il suggestivo mosaico pavimentale da cui la dimora prende il nome. Dall'altro, la Casa a Graticcio si svela come un piccolo 'condominio' d'epoca con bottega al piano terra. Per la prima volta, gli ambienti permetteranno al pubblico di salire su un antico primo piano per osservare dall'alto l'antico cardo IV che conduceva al mare. "La riapertura di queste due domus rappresenta un risultato importante per Ercolano e un esempio concreto delle politiche di valorizzazione, fruizione e accessibilità che la direzione generale dei Musei ha strutturato e promosso negli ultimi anni su scala nazionale", spiega il dg Luca Mercuri. Gli fa eco la direttrice del Parco archeologico, Federica Colaiacomo: "Restituire al pubblico due case rimaste chiuse per decenni significa aprire le porte a luoghi straordinari, ma anche mostrare un modo di lavorare: con il Progetto Domus consideriamo le dimore come parti di un unico patrimonio da conservare e mantenere nel tempo". L'intervento è stato portato avanti insieme al Packard Humanities Institute, grazie a un partenariato pubblico-privato attivo a Ercolano da oltre venticinque anni. L'archeologa Jane Thompson, che gestisce la storica collaborazione per le fondazioni Packard, evidenzia la portata dell'opera: "Si è trattato di affrontare una grande sfida conservativa, un lavoro lungo, meticoloso e molto complesso, perché qui ad Ercolano da tempo si è scelto di misurarsi non solo con la materia antica, ma anche con i restauri realizzati all'epoca dello scavo a cielo aperto di Amedeo Maiuri". (ANSA).

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