Residence Hammamet, la vita relax degli anziani expat

(di Alessandra Magliaro) (ANSA) - ROMA, 13 GIU - A 70 anni suonati Antonietta ha deciso di trasferirsi ad Hammamet: una vita più facile, costo della vita inferiore, coetanei con cui passare del tempo. Salvatore, il figlio, va in Tunisia per rivederla, capire le ragioni profonde che l'hanno spinta a cambiare così radicalmente orizzonte. Con una piccola troupe al seguito realizza un documentario sui nuovi expat anziani. Si intitola "Residence Hammamet - Il Maktub secondo mia madre" ed è in sala con Own Air in questi giorni. Una storia personale con una prospettiva più ampia, visto che sempre più anziani si decidono a lasciare le proprie radici per emigrare verso Paesi con un costo della vita inferiore e una convenzione di defiscalizzazione che permette loro di incrementare le pensioni, dal Portogallo a Malta. Riflettendo sulla capacità di reinventarsi a qualsiasi età, con un tocco di ironia che stravolge i classici ruoli generazionali. Il documentario, passato tra le proiezioni speciali alla Festa del cinema di Roma, racconta di come Antonietta abbia trovato una nuova comunità di italiani, tra i più disparati, anch'essi alla ricerca di un "Eden terrestre" fatto di amicizia e solidarietà. "La decisione di Antonietta mi ha spiazzato come figlio, ma come regista - ha detto Salvatore Allocca - mi ha dato l'occasione di raccontare un fenomeno sorprendente e poco esplorato: quello dei pensionati italiani che, tra necessità e desiderio, scelgono di emigrare. Il film è un diario di viaggio personale e insieme corale. Ho deciso di mettermi in gioco in prima persona: non solo autore ma anche personaggio, figlio e testimone, per creare un legame diretto con lo spettatore. In questo percorso la mia presenza non è mai neutra, ma diventa parte del racconto, dentro una relazione familiare che si trasforma. Ho cercato uno sguardo intimo, sincero e ironico, capace di affrontare temi delicati - la vecchiaia, la distanza, la solitudine - con leggerezza e vitalità". Scene quotidiane, pranzi, gite, conversazioni si intrecciano con fotografie e materiali personali. Il racconto familiare diventa riflessione universale: sul tempo che passa, sul diritto di reinventarsi e sull'amore filiale che sa, a volte, anche lasciar andare. (ANSA).
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