Quando il colore educa, la creatività al servizio della scuola

(ANSA) - MILANO, 08 SET - In un mondo in cui l'intelligenza artificiale è capace di creare immagini e contenuti in pochi secondi, che valore ha ancora il gesto di prendere una matita, scegliere un colore e riempire un foglio bianco? La risposta arriva dalla scuola, dai musei e da chi ogni giorno lavora con i bambini: la creatività non è soltanto un risultato, ma un'esperienza. E proprio quell'esperienza, fatta di mani, tempo, tentativi ed emozioni, resta insostituibile. "Per un bambino tracciare un segno su un foglio significa vivere un'esperienza corporea, sensoriale ed emotiva", spiega Rossella Barone, insegnante della scuola primaria e consulente pedagogica. Se il digitale offre l'immediatezza, la creazione manuale insegna invece l'attesa, il confronto con il limite e la soddisfazione della conquista. "Tenere in mano una matita o un pennarello rappresenta un'esigenza formativa irrinunciabile per rimanere ancorati alla realtà". Il disegno è molto più di un'attività ricreativa. È uno dei primi linguaggi attraverso cui i bambini imparano a raccontarsi. Sul foglio trovano spazio emozioni che spesso non riescono ancora a esprimere con le parole: paure, gioie, rabbia, curiosità, desideri. "La scelta dei colori, la velocità del tratto, il modo di occupare lo spazio diventano un linguaggio simbolico fondamentale", osserva Barone. "Creando, il bambino vede di essere capace perché vede prendere forma un suo pensiero". La creatività diventa così anche uno strumento di educazione emotiva. In classe, osservare il lavoro dei compagni significa scoprire che esistono punti di vista diversi dal proprio, sviluppando empatia e rispetto. Per questo, sottolinea l'insegnante, è fondamentale sospendere il giudizio. Più che chiedere "Che cos'è il tuo disegno?", è utile domandare "Che cosa racconta?" oppure "Perché hai scelto questi colori?". Domande che invitano il bambino a riflettere sul proprio processo creativo, senza sentirsi valutato. Lo stesso principio guida anche le esperienze proposte nei musei. "È importante creare contesti aperti, ricchi di materiali e tecniche diverse, in cui i bambini possano sperimentare senza il timore del giudizio", spiega Alessandra Bocchi, responsabile didattica e formazione del MUBA - Museo dei Bambini di Milano. Pennarelli, matite, pennelli e colori diventano strumenti attraverso cui sviluppare problem solving, flessibilità cognitiva e capacità di osservazione. "Quando si disegna qualcosa la si guarda con un'attenzione completamente diversa. E poter sperimentare strumenti differenti permette di trasformare le proprie idee in qualcosa di concreto". La dimensione creativa diventa anche un'esperienza collettiva. "Le competenze di uno diventano le competenze del gruppo", sottolinea Bocchi. Attraverso laboratori condivisi, i bambini imparano a confrontarsi, a scambiarsi idee e competenze, costruendo insieme nuovi apprendimenti. Il digitale, naturalmente, non è il nemico. "Può accompagnare e amplificare l'esperienza" osserva Bocchi. "Ma non può sostituire la materia". Perché il contatto con carta, colori e materiali continua a offrire un patrimonio di sensazioni che nessuno schermo è in grado di replicare. È in questa prospettiva che realtà come F.I.L.A., da oltre un secolo impegnata nella produzione di strumenti per l'espressione creativa, affiancano scuole, musei e istituzioni culturali con progetti dedicati a bambini, famiglie e insegnanti. Dalla collaborazione con il MUBA ai percorsi educational della Biennale di Venezia, fino al portale "Diario Creativo", una piattaforma ricca di idee, attività e approfondimenti per continuare a coltivare fantasia e manualità anche a casa, l'obiettivo è offrire occasioni concrete per trasformare un semplice gesto - impugnare una matita, scegliere un colore, iniziare un disegno - in un'esperienza di crescita. Perché nell'era dell'intelligenza artificiale la vera differenza continua a farla ciò che nessun algoritmo può replicare: l'esperienza umana di immaginare, creare e lasciare sul foglio un segno che racconta qualcosa di sé. (ANSA).
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