Protocollo tra Unicef e Dipartimento di giustizia minorile e di comunità

L'intesa firmata per i diritti dei minorenni

(ANSA) - ROMA, 04 MAR - Per rafforzare la promozione e la tutela dei diritti, il benessere e l'inclusione delle persone di minore età coinvolte nei procedimenti di giustizia minorile, il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del ministero della Giustizia e l'Unicef hanno firmato oggi a Roma un Protocollo d'Intesa della durata di 2 anni. Presenti alla firma Antonio Sangermano, capo dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia, Nicola dell'Arciprete, coordinatore dell'ufficio Unicef per l'Europa e l'Asia Centrale della risposta a favore minorenni migranti e rifugiati in Italia e per l'Unicef Italia il presidente Nicola Graziano, il direttore generale Paolo Rozera e la special advisor per la Giustizia Minorile Elisabetta Garzo. "È fondamentale - ha detto Sangermano - promuovere una cultura multidisciplinare, orientata alla 'presa in carico' integrale dei minorenni del circuito penale. Il Protocollo mira a rendere il minore protagonista attivo di un processo di responsabilizzazione e di reinserimento sociale, rafforzando l'approccio minorilista, che pone al centro la personalità e i bisogni evolutivi del minore, prima ancora del fatto-reato" Secondo Graziano, "questo Protocollo va nella giusta direzione di rendere concreta l'applicazione della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia. Per molti ragazzi questa presa in carico in ambito penitenziario rappresenta non la 'seconda', ma la 'prima' opportunità, per questo vanno potenziate le misure per la reintegrazione sociale, ascoltando e facendo partecipare i ragazzi stessi, grazie ad un lavoro in rete a livello nazionale come locale, valorizzando le migliori prassi e realizzando una formazione iniziale e continua di tutto il personale a diverso titolo coinvolto", Per dell'Arciprete "la giustizia minorile è uno snodo decisivo per la tutela dei diritti, un ambito in cui le istituzioni hanno l'opportunità di dimostrare la loro massima capacità di protezione. Questo protocollo si fonda su un'idea semplice: ogni ragazza e ogni ragazzo, anche nei percorsi più complessi, va supportato e protetto". (ANSA).

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