Procuratore Reggio Calabria, 'esiste una confederazione tra cosche'

Un indagato ha chiesto una 'dote' di 'ndrangheta come regalo di laurea per il figlio

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 14 LUG - "Le indagini hanno confermato, l'esistenza di una confederazione tra le cosche che operano nei vari quartieri della città di Reggio Calabria, in particolare per quanto riguarda il controllo delle estorsioni". Così il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli nel corso della conferenza stampa organizzata per illustrare i dettagli dell'operazione "Epicentro 2" che ha portato all'arresto di 79 persone per reati di mafia tra cui numerose estorsioni. La Dda è riuscita a registrare, "nel corso delle investigazioni - aggiunge - delle riunioni di 'ndrangheta in cui sono stati ridefiniti gli equilibri tra le famiglie che controllano il centro cittadino, siano state ridefinite o ristabilite posizioni di comando e di responsabilità, spartiti i proventi delle attività illecite, gestiti rapporti con altre consorterie criminali, pianificati riti di affiliazione e conferimento di doti e cariche di 'ndrangheta". Per il procuratore aggiunto Walter Ignazitto, la Dda si muove "lungo un percorso già cristallizzato con sentenze passate in giudicato che hanno definito questa confederazione di 'ndrine, tutte comunque legate ad un'impostazione 'archi-centrica', per cui anche le articolazioni periferiche, secondo questa ricostruzione, rispondono poi alle indicazioni delle famiglie di Archi. Ma ci sono però delle novità". In sostanza, "c'è un ritorno ai rituali di affiliazione, ai conferimenti di doti. È emersa la volontà di uno dei soggetti attenzionati che si è rivolto ad un esponente di vertice per chiedere come regalo di laurea per il figlio una dote di 'ndrangheta". (ANSA).

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