Perseguita la moglie per 4 anni, arrestato dalla polizia locale a Milano

'Se mi denunci sparo a tutti', aveva anche pensato di ucciderla col veleno

(ANSA) - MILANO, 14 AGO - Insulti, minacce di morte, aggressioni fisiche, controllo degli spostamenti e del modo di vestire, fino al timore che potesse portare le due figlie minorenni in Egitto. È la situazione che ha portato all'applicazione da parte della Polizia Locale della custodia cautelare in carcere per un 39enne egiziano, accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie. Secondo quanto riferito dalla donna nella denuncia, le condotte sarebbero iniziate dopo la nascita della prima figlia e si sarebbero protratte fino ai giorni scorsi. Da circa quattro anni l'uomo era diventato sempre più aggressivo, sottoponendola ad un controllo sempre più stringente, arrabbiandosi e insultandola perché non seguiva i precetti della sua religione: avrebbe dovuto chiedere il permesso per uscire con le amiche, cambiare il modo di vestire, coprire braccia e gambe e rinunciare a tenere alcolici in casa. Non sarebbero mancati gli episodi di violenza fisica. La donna ha riferito di essere stata schiaffeggiata, strattonata e minacciata con un coltello. L'uomo aveva nascosto un Gps in macchina per controllarla negli spostamenti e aveva minacciato più volte di ucciderla e di portare le figlie in Egitto. In particolare, in una registrazione fatta dalla donna, l'uomo aveva anche minacciato di 'fare una strage' se lo avesse denunciato e aveva detto: "se mai un giorno mi denunci io sparo a tutti". Nell'ordinanza vengono inoltre riportate le dichiarazioni di un amico dell'indagato, che avrebbe riferito di confidenze ricevute dall'uomo circa l'intenzione di uccidere la moglie avvelenandola con un pesticida utilizzato in Egitto. La donna aveva trovato nello zaino del marito alcune bustine contenenti una polvere, una delle quali è stata consegnata alla polizia giudiziaria ed è tuttora oggetto di accertamenti. L'amico avrebbe inoltre riferito di minacce ricevute dopo aver raccontato alla donna quanto appreso. Il giudice, ritenendo il racconto della donna "attendibile, coerente e dettagliato" e concreto ed attuale pericolo" di reiterazione dei maltrattamenti e il rischio che l'indagato possa commettere fatti ancora più gravi, ha disposto la custodia cautelare in carcere. (ANSA).

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