Nepal, la sopravvissuta: "Un boato immenso, una nube marrone e la fuga"
"Eravamo in dodici su un bus diretti al monte Kailash per un pellegrinaggio quando abbiamo visto una enorme nube marrone che veniva verso di noi e abbiamo sentito un boato immenso. Ho ancora quel rumore nelle orecchie". Nel racconto all'ANSA di Valentina Piccinini, italiana sopravvissuta all'alluvione in Nepal, è ancora vivo il ricordo di quei momenti. “Quando abbiamo realizzato che era una valanga l'autista ha aperto le porte e siamo scapparti a piedi. Mentre correvo sono inciampata perché ho perso la ciabatta. Sentivo urlare il mio nome ma in quel momento non vedevo altro se non la nube marrone che mi veniva addosso. Ho avuto probabilmente un black-out. Così, senza rendermene conto sono andata nella direzione opposta agli altri". Di una cosa adesso si dice certa: "Senza l'aiuto dei nepalesi non sarei qui. Tashi è stato il mio angelo custode, ha rischiato più volte la vita per me. È tornato insieme a Stefano più volte indietro a cercarmi. Non lo dimenticherò mai".
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