Morgan 'il palco è la mia comfort zone, la vita è un po' scomoda'

(di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA, 22 OTT - Sul palco "io mi metto a nudo, sono nella mia comfort zone, mentre la vita è un po' scomoda e per quello cerco di trasformarla in arte. Al contrario delle altre persone, io non faccio la sceneggiata sul palco, ma nella vita, e loro l'hanno filmata". Così Morgan riassume con i giornalisti il senso di Non importa dove, il documentario che hanno realizzato su di lui Francesco Fei e Consuelo Moschella (produce Apnea Film), al debutto alla Festa del Cinema di Roma. Il film non fiction racconta gli ultimi due anni del cantautore che, dopo un lungo periodo nel quale, parallelamente al successo, ha vissuto polemiche, scontri, cause e processi (compreso l'ultimo per diffamazione e stalking), è adesso in una fase nella quale fatica ad avere esposizione mediatica e spazi per fare musica. Il ritratto unisce pubblico e privato tra progetti, concerti, momenti di quotidiano con la compagna Alessandra e la figlia più piccola (Morgan ne ha altre due, una con Asia Argento e l'altra con Jessica Mazzoli), discorsi sulla musica, la vita, la società, confronti in famiglia (in particolare con la madre), concerti, ricordi, riflessioni, incontri, traumi, come il suicidio del padre, che il cantautore ripercorre momento per momento. "Chiudermi l'accesso ai palchi vuol dire soffocarmi, strangolarmi - spiega -. Comunque le mie esperienze personali automaticamente si trasformano in una canzone, una poesia, un'immagine, un album". Qui si racconta "il ruolo assunto dalla musica per una persona che l'ha coltivata e la conosce, in momento in cui si trova in una grande difficoltà spirituale, emotiva, psicologica, affettiva, economica, familiare, sociale, reputazionale, professionale. La musica allora diventa una specie di gancio che non ti fa affondare". Per Morgan, se con il documentario "si voleva affermare che ho il diritto di esistere, ci siamo riusciti; se si voleva mostrare che loro sono stati bravi nel realizzarlo, ci siamo riusciti - aggiunge guardando i due registi -. Adesso lo step che manca è che grazie al film io possa riacquistare anche un po' di autorevolezza e un po' di rispetto che mi è stato negato da parte di quel pubblico di cui io sento la mancanza". Un rispetto che invece gli ha dimostrato qualche giorno fa Cesare Cremonini, mettendo in luce la loro collaborazione per una canzone del nuovo album del cantautore emiliano, Amateur: "Ringrazio Cesare per questo, lo stimo tantissimo come persona come cantautore". Nel film non fiction Morgan torna anche su temi come Sanremo, che riprende nella conversazione con la stampa: "Il festival è una delle poche occasioni in cui la televisione si concentra sulla canzone e io amo la forma canzone - spiega -. È come Natale, perché è uno dei pochi momenti, da tanti anni, in cui l'Italia, la famiglia si unisce". Tuttavia Sanremo "merita di più, merita la musica, è l'unica cosa che gli manca ormai ". Venendo all'edizione alla quale sta lavorando Stefano De Martino, "ho visto le notizie sul cast... mi sembra sia sempre la stessa cosa, cosa cambia?". Per quanto riguarda la tv di oggi, "ci sono sempre i soliti, Fiorello che torna e fa il grandeur" poi rivolgendosi direttamente allo showman, aggiunge: "Perché non vieni a fare una bella sfida di canto, di suono, di ballo con me? Sarebbe bellissimo. Ho anche pensato un programma, chiamato Gli sfidanti, con tutti quelli che fanno gli one man show e sono bravissimi in sfida e i ragazzi come giudici, il contrario di un talent show". Rispondendo alle domande, arriva infine anche una riflessione sugli scontri a Milano di questi giorni: "Chi protesta per le strade, lo fa perché si tolgono i soldi alla gente e vengono usati per le armi, quando dovrebbero essere utilizzati invece per la scuola, per stipendi, per pensioni, per servizi". Tuttavia "nessuno si chiede perché protesti il popolo. Si parla invece di quello che ha spaccato la vetrina. Non dobbiamo cedere a questo, perché è un racconto sterile, non produce niente". (ANSA).
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