Molina e Castro, tra amore e eutanasia in 'Polvo serán'

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 21 GEN - Un film che parla di eutanasia, amore e morte e che non a caso viene dalla Spagna dove Eros non teme Thanatos, perché sa bene che non sono così diversi. Si tratta di 'Polvo serán' (Polvere di stelle) di Carlos Marqués-Marcet, premiato come miglior film al Toronto International Film Festival, dove è stato definito "la morte a ritmo di Pina Bausch e Bob Fosse", poi in concorso alla Festa di Roma e ora in sala dal 22 gennaio con Movies Inspired. Di scena un amore indissolubile, quello tra l' ex attrice e ballerina Claudia (Angela Molina) e il marito Flavio (Alfredo Castro), noto regista. Lei ha un tumore incurabile al cervello e decide così di non aspettare la morte, ma di reagire scegliendo l'eutanasia in Svizzera, mentre Flavio, che ha passato insieme a lei tutta una vita, non riesce a concepire l'idea di vivere ancora e così si offre di accompagnarla e morire insieme a lei nonostante sia del tutto sano. Una storia che non può che ricordare quella recentissima delle gemelle Alice ed Ellen Kessler. Nel film di Carlos Marqués-Marcet, che a tratti diventa musical forse per alleggerire il tema, anche il dramma dei tre figli che devono accettare un doppio dolore, quello di perdere contemporaneamente i due genitori. Nel cast anche Mònica Almirall Batet, Patrícia Bargalló, Manuela Biedermann e Alván Prado. "Sin da giovane ho pensato molto alla morte. È un'ossessione che ho avuto per tutta la vita, anche se con il tempo ho imparato a conviverci. Casualmente, alcuni amici mi hanno raccontato la loro storia: erano una coppia di anziani che faceva parte di un'associazione per il suicidio assistito in Svizzera, e il loro piano era di morire insieme. Mi è sembrato un tema umanamente molto interessante" ha detto il regista. E ancora Marqués-Marcet: "Non credo che il cinema possa risolvere la questione del fine vita. Per quello che mi riguarda ho lavorato sulle domande che questo tema pone. La musica è entrata dopo perché permette di avvicinarsi meglio a un argomento così difficile.". Angela Molina, settant'anni (attrice cult di Buñuel e Almodovar, autore a sua volta di un film sull'eutanasia come La stanza accanto) sottolinea: "Il mio personaggio voleva avere la facoltà di decidere della sua vita (e della sua fine), si è vista forzata a decidere sia per la sua dignità sia per non dare maggiore sofferenza alla famiglia. Quello che non sapeva è che il suo amato aveva preso la decisione di accompagnarla. Sappiamo - continua - che l'amore è più forte della morte, però quando ti trovi in questa realtà scopri tanti stati d'animo e sentimenti che non pensavi di avere". Infine, dall'attrice madrilena un messaggio di speranza: "Ci sono tante morti e tanti modi di affrontarla quanti sono gli uomini sulla terra. Credo allora sia necessario prendere consapevolezza, perché si parla sempre di 'fine' ma potrebbe essere anche un 'inizio'". (ANSA).
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