La sorella di Fakir: "Ho urlato vendetta, ma non è una parola che mi appartiene"

"Pochi giorni fa mi sono trovata davanti a una scena che nessuna sorella al mondo dovrebbe mai essere costretta a vedere. Quando ho visto il corpo di mio fratello immobile, riverso per terra sull'asfalto, il mondo mi è crollato addosso. In quell'istante non ero più in me, il buio mi ha inghiottita e la disperazione mi ha fatto urlare una parola terribile. Ho detto che volevo vendetta. Sono qui stasera guardandovi negli occhi per dirvi che quella parola non appartiene al mio cuore. Non ero io a parlare in quel momento, era il mio strazio". Con una lettera letta davanti a giornalisti e telecamere riunite al Pilastro per la Sadaqa, la cena comunitaria in memoria di Abderrahim Fakir, la sorella Khadija ha lanciato un appello alla pace e alla ricerca della verità dopo la morte del fratello, il 42enne deceduto domenica scorsa durante un fermo di polizia. "Noi non vogliamo vendetta, quello che imploriamo con ogni fibra del nostro essere è solo giustizia".

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