La manager del Monaldi, 'tradita' da Oppido, segnata come donna e madre

'Ho informato subito la Regione, non ci sono motivi per cui mi debba dimettere'

(ANSA) - NAPOLI, 18 MAR - Dice di essersi sentita "tradita" dal primario Guido Oppido, il cardiochirurgo che al Monaldi eseguì l'espianto del cuore del piccolo Domenico, poi deceduto perchè l'organo che gli era stato trapiantato era danneggiato. Anna Iervolino, manager dell'Azienda dei Colli, intervistata da la Repubblica Napoli, Il Mattino e il Corriere del Mezzogiorno, ripercorre quel periodo drammatico sottolineando di essere stata "umanamente segnata come donna e come madre" dalla vicenda. I suoi 'sospetti' incominciò a maturarli il 29 dicembre (l'intervento era stato effettuato il 23 dicembre) "quando seppi che il dottor Giuseppe Limongelli, responsabile della parte cardiologica del trapianto, si era dimesso. Qualcosa non tornava e cercai di capire cosa e chiesi le relazioni a Oppido e a Farina", che aveva effettuato l'espianto a Bolzano. "Ho convocato - aggiunge nella sua ricostruzione - la prima riunione urgente il 30 dicembre. Il giorno dopo ho chiesto al primario Guido Oppido una relazione completa anche della ricostruzione dell'equipe che era stata a Bolzano per l'espianto. Ci è arrivata, protocollata, l'8 gennaio. In quel documento, per la prima volta, si parla nero su bianco non di un generico problema con il ghiaccio, ma di cuore congelato". Ricorre al termine tradimento "anche perchè - spiega - è preciso dovere deontologico di un medico informare correttamente i familiari dei pazienti. Da quel che è emerso finora, questo dovere non è stato adempiuto e anche per questo è stata disposta la sospensione". Iervolino evidenzia di aver informato la Regione di tutto quanto stava accadendo non appena le fu comunicato. "Ho detto ciò che sapevo, non devo dimettermi", ribadisce la manager confermando la sua piena collaborazione con chi indaga. (ANSA).

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