Gore Verbinsky, attenzione umanità, dalla IA non si sfugge

Good Luck, Have Fun, Don't Die, l'apocalisse del digitale

(di Francesco Gallo) (ANSA) - BERLINO, 13 FEB - Dalla Berlinale 2026 un appello all'umanità riguardo il pericolo dell'intelligenza artificiale da cui non si sfugge: è già tra noi come un'apocalisse digitale, è una peste che avanza su schermi led 4k. E tutto questo arriva da uno strampalato film a firma di Gore Verbinski che passa oggi alla Berlinale e che incrocia azione, commedia e fantascienza. Titolo? È una sorta di mantra minaccioso rivolto agli uomini: 'Good Luck, Have Fun, Don't Die', ovvero 'Buona fortuna, divertiti, non morire'. Protagonista del film Sam Rockwell un uomo che afferma di provenire dal futuro e che prende in ostaggio i clienti di un diner di Los Angeles, alla ricerca di improbabili reclute con cui tentare di salvare il mondo prima che sia troppo tardi. Quest'uomo che viene dal futuro spiega ai clienti spaventati che è la 117esima volta che torna nel passato per impedire a un genio di nove anni di creare quell'intelligenza artificiale pronta a distruggere il mondo. Si uniscono a lui i coniugi insegnanti Mark e Janet (Michael Peña e Zazie Beetz); Susan (Juno Temple), il cui figlio è morto di recente in una sparatoria a scuola; l'autista Uber Scott (Asim Chaudhry) e Ingrid (Haley Lu Richardson) una giovane donna allergica ai cellulari e al Wi-Fi. Insomma è davvero un gran problema perché l'apocalisse è già iniziata, come si capisce attraverso i molti flashback che coinvolgono alcuni dei personaggi del film: è il caso dei due insegnanti minacciati da un centinaio di adolescenti zombificati dal loro stesso smartphone e quello del fidanzato di Ingrid che decide che l'unica realtà che vuole vivere è quella che lui vede attraverso il suo visore VR. "Alla IA non si può sfuggire, sta arrivando, è inevitabile. Gli esseri umani sono in giro da tremila anni, ma c'è un grande cambiamento in arrivo, stiamo dando vita a un organismo digitale fuori controllo che invece di cercare di curare il cancro o di portarci su Marte, cose che potrebbero risolvere, scrive una canzone per conto tuo. Come se ti dicesse che vuole respirare per te o fare l'amore per te" dice il regista a dieci anni dal suo ultimo film, La cura dal benessere. Scritto dall'autore e comico inglese Matthew Robinson, 'Good Luck, Have Fun, Don't Die', dice ancora Verbinsky regista di film cult come 'The Ring, Rango' e 'I pirati dei caraibi' ma questa volta con toni più moderati e cautamente ottimisti: "Resto comunque curioso. Non amo molto l'idea che l'IA cominci a scrivere poesie o canzoni o fare cose che ritengo siano proprie dell'uomo. Non voglio insomma che Meta mi racconti una storia. Non mi piacciono le storie omologate. Penso invece che ci saranno cose in cui l'intelligenza artificiale sarà utile e, in caso contrario, quando crescerà e diventerà quella cosa malvagia e orribile che si vede nel mio film, forse potremmo impedirle di ucciderci tutti. Potremmo raccontarle una piccola fiaba. Avrà forse anche lei problemi con la mamma? In fondo questi sono i suoi anni formativi e sarà ciò a cui potremmo aggrapparci. Sono poi curioso di sapere cosa ci stia già facendo, ma anche cosa gli stiamo facendo noi". (ANSA).

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi