Giuli licenzia i vertici del suo staff dopo il caso Regeni

+++ AGGIORNA E SOSTITUISCE IL SERVIZIO DELLE 20.05 (di Michele Cassano) (ANSA) - ROMA, 10 MAG - Nuovo scossone all'interno del Ministero della Cultura, che nel corso della legislatura ha attraversato diverse fasi turbolente, dalle dimissioni dell'ex sottosegretario Vittorio Sgarbi, fino a quelle dell'ex ministro Gennaro Sangiuliano. L'ultima rivoluzione riguarda i vertici dello staff del ministro Alessandro Giuli, che ha pronti - come anticipato da Corriere.it - i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. La motivazione sarebbe nella gestione dell'erogazione dei finanziamenti al documentario su Giulio Regeni, che non ha ricevuto i fondi nonostante la richiesta del produttore. Fratelli d'Italia, però, tramite il suo capodelegazione al governo Francesco Lollobrigida getta acqua sul fuoco. "Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d'altronde suo diritto, modificare l'assetto della sua segreteria - afferma -. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Sono certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee". Per quanto riguarda Merlino e Proietti, aggiunge Lollobrigida, "ritengo sapranno essere utili in altri ruoli nell'ambito istituzionale poiché la loro esperienza e capacità è, per quanto mi riguarda, indiscussa". Bocche cucite a Palazzo Chigi sulla vicenda. Anche se la presa di posizione del ministro capodelegazione viene letta in ambienti della maggioranza come un richiamo alla cautela e alla riflessione su certe operazioni, un richiamo - è il senso del ragionamento - in cui trasparirebbe anche il pensiero della premier Giorgia Meloni. E dove emerge tra l'altro un attestato di stima per i due funzionari chiamati in causa. Con le parole di Lollobrigida sulla necessità di ricollocare i due esponenti di spicco di Fdi. Secondo l'opposizione, dietro all'accaduto ci sarebbe un regolamento di conti all'interno di Fratelli d'Italia, che fa il paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice. Anche se dal ministero non arrivano conferme, Giuli licenziato Merlino per non aver vigilato sulla vicenda del documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. Il ministro aveva bollato come "inaccettabile" il rifiuto, di cui non era a conoscenza a differenza, a quanto pare, del responsabile della segreteria tecnica. Nel corso della cerimonia al Quirinale per i premi David, Giuli, parlando del docufilm, aveva promesso "di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l'opacità o l'imperizia". Poi, il giorno dopo, Giuli aveva garantito che il film avrebbe usufruito "di un altro canale di sostegno, perché è un caso unico". Il documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti, è uscito a dieci anni dal tragico omicidio, avvenuto nel febbraio 2016, e ricostruisce il rapimento e la tortura del ricercatore italiano al Cairo, basandosi sulle testimonianze della famiglia e dell'avvocato. Per favorirne la diffusione, la Fondazione Musica per Roma ha organizzato una proiezione gratuita il 18 maggio all'Auditorium. Differente la motivazione che sarebbe alla base del licenziamento di Proietti, esponente di spicco di Fratelli d'Italia in Umbria, che non si sarebbe presentata all'aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese. Il nuovo terremoto a via del Collegio Romano arriva, in ogni modo, dopo le polemiche, tutte interne alla destra, tra i rappresentanti governativi di Fratelli d'Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco per la presenza della Russia all'esposizione. "È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione - sostiene Sandro Ruotolo del Pd -. Tutto questo dentro Fratelli d'Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l'uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani". (ANSA).
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