Giuli, faccio il Ministro ma vorrei essere Franco Nero

(ANSA) - ROMA, 22 SET - "Sono Alessandro Giuli, faccio il Ministro della Cultura e vorrei essere Franco Nero in questo momento". Così il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ha omaggiato l'attore italiano che ha voluto festeggiare al Ministero della Cultura per l'assegnazione della stella nella Walk of fame di Hollywood. "Saluto l'attore che vorrei essere" ha detto il ministro dicendosi orgoglioso della stella che "è il riconoscimento di un talento collettivo che poi ha trovato la sua perfetta personificazione in una carriera straordinaria, degna di una testimonianza così altisonante". Il riconoscimento, secondo Giuli, celebra anche "la qualità attoriale italiana". "In Franco Nero - ha proseguito - abbiamo un grande artista che ha attraversato generi, linguaggi e continenti nella sua grande carriera, conservando però una peculiarità, una presenza, un carattere peculiare e inconfondibile". "Nel suo percorso convivono il cinema popolare, quello di più larga diffusione, ma anche il cinema d'autore, il cinema più sofisticato, l'avventura, ma anche l'impegno civile e le radici profondamente italiane", insieme a una capacità di essere "incredibilmente aperto al mondo e ai generi, ai tanti generi del mondo cinematografico". Le sue centinaia di film "testimoniano una capacità enorme di impegno professionale, perché il cinema è anche fatica fisica, non è soltanto grande capacità di interpretazione". Ma soprattutto, ha aggiunto, testimoniano "il coraggio di non rimanere incatenato a una sola figura, a un solo carattere". È proprio questa "enorme versatilità", secondo il ministro, a rappresentare "la caratteristica essenziale del genio italico, che è un genio multiforme", capace di incarnarsi "in diverse forme, in diversi ruoli", mantenendo allo stesso tempo "quel tratto caratteristico di identità che è tipico del grande artista". I riconoscimenti, ha osservato ancora il ministro della Cultura, "sono sempre l'attestato di qualcosa che è avvenuto, quindi la stella, così come un Leone d'Oro alla carriera e varie altre premiazioni, hanno sempre un sapore retrospettivo. È giusto celebrare una carriera, e che carriera". In questo caso, però, "questo riconoscimento rappresenta la celebrazione di un certo modo di abitare il mondo cinematografico: andrebbe letto in prospettiva". "Quando si celebra una stella di questo genere, si celebra al tempo stesso un presidio di libertà e un modo di fare arte che non sempre è comodo, è scontato: tutt'altro". (ANSA).
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