Giovane cronista indagato, don Maurizio 'ti perdono, rialzati'

(ANSA) - CASERTA, 30 LUG - «Sei tanto giovane, non lasciarti andare, ma chiedi perdono e rialzati. Il perdono da parte mia è già partito, ma se hai bisogno chiama». Con delicatezza e attenzione il parroco del Parco Verde di Caivano don Maurizio Patriciello ritorna il giorno dopo sulla vicenda del giovane cronista veneto Adriano Cappellari, indagato per simulazione di reato dalla Procura di Vicenza perchè avrebbe organizzato lui - secondo l'accusa - gli episodi intimidatori, legati ai suoi articoli sul prete e Caivano, che nei mesi scorsi lo avevano visto come presunta vittima, tanto da ricevere la scorta. Don Maurizio non fa la voce grossa, ma usa parole di grande comprensione e indulgenza, ricordando il «giovane giornalista dalla faccia pulita» che «conobbi a un incontro a Enego, in provincia di Vicenza, al quale ero stato invitato dal parroco, don Federico Meneghel. Intelligente, educato, preparato. A febbraio di quest'anno, una strana lettera mi arrivò in parrocchia. Minacciava di morte me, Giorgia Meloni e lo stesso Cappellari. Sporsi regolare denuncia. Seppi che una analoga lettera anonima era arrivata anche a lui qualche mese prima. A maggio un ordigno esplose sotto casa sua mettendo in allerta gli inquirenti. Mi faceva tenerezza questo ragazzo costretto a subire prepotenze. Mi facevano rabbia i vigliacchi anonimi che lo minacciavano». Don Maurizio racconta di essere rimasto «basito» da quanto accertato dalla Procura di Vicenza a carico del giovane cronista. «No, nemmeno per un istante - dice il parroco di Caivano - avrei pensato che quel giovane veneto dal volto buono, potesse arrivare a fare una cosa tanto grave e tanto stupida. Sono contento che si sia arrivati alla fine di questa storia. Faccio i miei complimenti ai carabinieri di Bassano del Grappa e alla Procura di Vicenza. Resta l'amarezza nel constatare che il male non vuol morire. E attacca tutti. E si intrufola dappertutto. E insozza tutto. Sono addolorato». Don Maurizo si rivolge poi direttamente al giovane, chiamandolo per nome. «Adriano, se questa accusa sarà confermata, paga il tuo debito con la giustizia. Racconta tutta la verità. Chiedi perdono ai tuoi genitori, alla tua meravigliosa Enego, a don Federico, alle forze dell'ordine, alla Procura di Vicenza, a Giorgia Meloni e a me. Rialzati. Ricomincia a vivere. Vorrei ricordare a me stesso, a te, a chi mi legge, a chi ci governa, a chi scrive sui giornali, a chi decide il destino delle nostre vite che la menzogna è la figlia prediletta del diavolo. Una trappola. Una peste. Occorre fuggirla alla velocità del lampo. Vivere nella menzogna è come vivere all'inferno. Buona vita, ragazzo» conclude il sacerdote. (ANSA).
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