Fukushima, tre anni di scarico in mare ma l'acqua trattata non diminuisce

Rilasciate 170mila tonnellate, mentre nuove infiltrazioni rallentano lo smantellamento

(ANSA) - TOKYO, 25 AGO - A tre anni esatti dall'avvio del rilascio in mare dell'acqua trattata dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo 2011, il bilancio tecnico segna un duplice risultato: da un lato, 172.700 tonnellate sono state immesse nell'Oceano Pacifico in 22 cicli, senza che siano stati rilevati livelli anomali di trizio nelle acque o nel pescato. Dall'altro, la quantità complessiva stoccata nei serbatoi è scesa solo del 7,6%, attestandosi a circa 1,24 milioni di tonnellate, a causa del perdurare delle infiltrazioni di acque piovane e sotterranee nei reattori danneggiati. L'operatore Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha già smantellato 17 degli oltre mille serbatoi e punta a completare lo scarico entro il 2051, in linea con la tabella di marcia per la disattivazione dell'impianto. Il processo è monitorato dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), dal governo centrale e dalla stessa Tepco, e finora non sono stati riscontrati scostamenti dai parametri di sicurezza giapponesi: la concentrazione massima di trizio rilevata in mare è stata di 61 becquerel per litro, ben al di sotto della soglia di 700 che imporrebbe l'interruzione. L'acqua, dopo la depurazione, viene diluita e rilasciata da un punto a un chilometro dalla costa. Tuttavia, l'obiettivo resta incerto, segnalano i media locali. La rimozione su larga scala dei detriti di combustibile fuso, condizione essenziale per azzerare la produzione di nuova acqua contaminata, è stata posticipata allo scorso luglio all'esercizio 2037 o oltre, molto più tardi rispetto alla previsione iniziale a ridosso del 2030. Attualmente, grazie a interventi di impermeabilizzazione, la produzione giornaliera di acqua contaminata è scesa a circa 60 tonnellate, contro le 540 del 2014, ma non è destinata a cessare finché il combustibile rimarrà nei reattori. Sul fronte internazionale, la Cina - che prima dell'incidente era il principale mercato per il pesce giapponese - mantiene di fatto il divieto totale alle importazioni, nonostante una parziale revoca annunciata nel giugno 2025, inasprendo la tensione diplomatica con Tokyo. Restrizioni restano in vigore anche in Russia. Tepco ha finora corrisposto risarcimenti per circa 96,7 miliardi di yen (520 milioni di euro) a oltre 1.100 operatori ittici, colpiti dal crollo delle esportazioni verso Cina e Hong Kong. (ANSA).

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