Farmaci: Furlan (IV), un miliardo di costi rischia di ricadere sugli italiani

(ANSA) - ROMA, 21 GIU - "Apprendiamo con forte preoccupazione delle ipotesi allo studio dell'Aifa sulla revisione del prontuario farmaceutico, una scelta che secondo le stime riportate dalla stampa potrebbe determinare fino a un miliardo di euro di costi aggiuntivi a carico dei cittadini e mettere in discussione l'accesso alle cure per migliaia di persone." A dirlo è la senatrice Annamaria Furlan, capogruppo di Italia Viva in Commissione Sanità dopo l'articolo su La Stampa secondo il quale l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, prevederebbe una revisione del prontuario terapeutico che rischierebbe di trasformarsi per gli assistiti in un super ticket. La causa della necessità di rivedere il pronturario starebbe nello sfondamento del tetto di spesa programmato da parte delle Regioni: la spesa per i farmaci acquistati da queste ultime avrebbe raggiunto i 4,7 miliardi. Soldi che per metà devono mettere le Regioni e per metà le aziende. L'ipotesi allo studio è che lo Stato paghi solo il prezzo del medicinale meno caro tra quelli della stessa categoria. L'Aifa avrebbe già iniziato a inviare richieste di riduzioni dei listini, ma la maggior parte delle imprese avrebbe risposto negativamente. "Ancora una volta il Governo dà l'impressione di procedere senza una linea condivisa. Mentre il ministro Schillaci manifesta dubbi e perplessità sull'operazione, il sottosegretario Gemmato continua a sostenere una diversa strategia sulla distribuzione dei farmaci e il presidente dell'Aifa Nisticò difende le scelte dell'Agenzia. Si profila all'orizzonte un nuovo scontro interno alla maggioranza proprio su un tema delicatissimo come quello dell'accesso ai medicinali" aggiunge la senatrice. "Quando si parla di farmaci non si possono scaricare sui cittadini i costi delle inefficienze del sistema né trasformare il contenimento della spesa in una riduzione delle tutele. Il primo dovere è non compromettere la continuità terapeutica, la libertà prescrittiva dei medici e il diritto dei pazienti a ricevere le cure più appropriate" conclude Furlan. (ANSA).
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