Famiglia nel bosco, amici in ospedale 'ci è stata negata visita alla bimba'

Cantelmi 'servirebbe più sensibilità. Io stesso non sono riuscito a parlare con i medici'

(ANSA) - VASTO, 07 MAG - Si recano all'ospedale di Vasto per visitare la figlia di Nathan e Catherine, della cosiddetta 'famiglia nel bosco', ricoverata da domenica, ma raccontano che è stato impedito loro l'accesso. Poi raggiungono la casa famiglia dove si trovano gli altri due fratelli e, ugualmente, non possono incontrare i bimbi. "Sapevamo che la piccola aspettava con entusiasmo il nostro arrivo e ci si è spezzato il cuore non poterla neanche salutare - dichiarano Mara e Fabrizio, amici di famiglia che la bimba conosce bene -. Non serve essere psicologi per capire che disattendere la parola data a una bambina è come un tradimento. Le abbiamo lasciato un omaggio floreale con un biglietto. Speriamo glielo consegnino". A confermare gli episodi è lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente dei legali che assistono la famiglia, il quale all'ANSA dichiara: "Forse si potrebbe gestire con maggiore sensibilità un caso come questo". Ricorda di aver chiesto già due giorni fa un contatto telefonico con il primario della divisione ospedaliera, ma ancora senza esito. Inoltre, dopo aver letto la nota con cui la Asl Lanciano Vasto Chieti parla del miglioramento delle condizioni della piccola, conclude: "Non ho mai avuto dubbi sulla professionalità dei sanitari, già apprezzata in passato proprio per la valutazione dei tre bimbi. Ho chiesto solo un po' di sensibilità in più nella gestione del caso" dice riferendosi alla necessità che un genitore resti insieme alla bambina durante la degenza, non solo in orario di visite. Ieri la Garante per l'Infanzia, Marina Terragni, aveva ricordato, in una nota, il documento del ministero della Salute del 2021 che recita: "Nel caso di ricovero del bambino (...) il team pediatrico dovrebbe garantire continuità della relazione e vicinanza genitore-bambino per tutta la degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo accesso illimitato h24 di almeno uno e, quanto possibile, di entrambi i genitori". Terragni aveva poi citato la prima Carta Europea dei bambini in ospedale (Carta di Each) del 1988 e la prima Carta italiana, adottata a Trieste nel 2001, contenenti gli stessi principi. (ANSA).

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