Ex membro di una gang colpevole per l'assassinio di Tupac Shakur

Svolta 30 anni dopo il delitto a Las Vegas in cui morì il rapper

(di Alessandra Baldini) (ANSA) - NEW YORK, 01 SET - Dopo aver confessato in un memoir il suo ruolo nell'assassinio del rapper Tupac Shakur, un ex membro di una gang è stato riconosciuto colpevole da una giuria di Las Vegas. Sono bastate tre ore ai giurati della Clark County per emettere il verdetto di colpevolezza per omicidio di primo grado nei confronti di Duane 'Keffe D' Davis, 63 anni, reo di aver orchestrato la morte a soli 25 anni della star dell'hip-hop in una sparatoria in strada nella mecca del gioco d'azzardo. L'assassinio risale a 30 anni fa ma nello stato del Nevada i delitti non cadono in proscrizione. Considerato, a dispetto della giovanissima età, un colosso dell'hip hop della West Coast, Tupac si trovava in auto con Marion Suge Knight, il capo dell'etichetta Death Row Records, attualmente in carcere per un altro caso di omicidio. I due erano fermi a un semaforo vicino alla Strip quando una Cadillac bianca si avvicinò e partirono i colpi mortali. Durante il processo, la difesa di Davis ha definito "fiction" le affermazioni del memoir del 2018 e accusato di corruzione la polizia e un procuratore che ce l'avrebbe avuta con lui. All'epoca il movente dell'omicidio fu attribuito alla rivalità storica tra due gang di Los Angeles oppure alla guerra in corso tra i rapper della West Coast americana e quelli della East Coast. In realtà l'assassinio sarebbe scaturito da una ragione più prosaica. Nel processo, durato undici giorni, è emerso che Davis, ex leader dei Compton Crips di Los Angeles, avrebbe ordinato l'assassinio, fuori di sé perché poche ore prima membri dell'entourage di Shakur avevano picchiato suo nipote Orlando Anderson in un casinò sulla Strip. "Duane Davis, nella cultura delle gang, non poteva lasciar correre", ha argomentato il procuratore Binu Palal: "Dunque cosa ha fatto? Ha acquistato un'arma, radunato il suo gruppo e lo ha mandato a caccia di Tupac". Il rapper era a Las Vegas per un match tra Mike Tyson e Bruce Seldon all'Mgm Grand e di lì a poco si sarebbe dovuto esibire in un altro casinò. Sarebbe stato lo stesso Anderson, morto a sua volta violentemente nel 1998 e mai processato per il delitto, a sparare i colpi fatali due ore dopo la rissa. Il rapper passò poi sei giorni in ospedale in condizioni gravissime prima di chiudere gli occhi per sempre il 13 settembre 1996. Davis, che ora rischia il carcere a vita senza possibilità di sconti di pena, conoscerà il suo destino il 13 ottobre. (ANSA).

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