Eccidio della Benedicta: Salis, la verità non divide, la verità fonda

(ANSA) - GENOVA, 12 APR - La sindaca di Genova Silvia Salis ha tenuto l'orazione ufficiale per la commemorazione dell'82^ anniversario dell'Eccidio della Benedicta, il massacro di partigiani avvenuto nel 1944 a Capanne di Marcarolo. Aprendo il suo intervento, Salis ha definito la salita ai luoghi dell'eccidio come un "necessario esercizio di ossigenazione civile", un momento per respirare "l'aria sottile della verità" lontano dalle polemiche quotidiane. "Siamo qui dove il tradimento divenne assassinio brutale - ha detto Salis, sottolineando l'importanza di "non temere le parole" -. Le parole sono il dizionario della nostra democrazia. Non bisogna avere timore di risultare 'divisivi': la verità non divide, la verità fonda". La sindaca ha poi richiamato la necessità di un rigore storico che non lasci spazio a ambiguità: "Diamo un nome alle cose. Quello che stiamo commemorando è stato un eccidio, un massacro. I martiri della Benedicta non persero la vita: furono uccisi senza pietà da assassini che, in molti casi, erano nostri connazionali. Ammettiamo che una certa pagina del nostro passato nazionale è stata un'infamia: fa male, ma è necessario". Il discorso ha ripercorso i numeri della strage (154 fucilati e 190 deportati) e ha ricordato alcune delle storie di vita spezzata sui monti che segnano il confine tra Liguria e Piemonte, come quelle di Anna Ponte ed Elvira Ghiotto. Salis ha descritto la storia della Benedicta non come un racconto confinato nei libri, ma come una "radice profonda della nostra libertà. I valori della Resistenza devono essere la vostra bussola - ha detto rivolgendosi ai giovani -. Vi servono per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, anche quando le scorciatoie sembrano più facili. I ragazzi della Benedicta non scelsero la via più facile, ma quella più giusta". In chiusura, la sindaca ha lanciato un monito contro l'indifferenza e la fragilità dei diritti conquistati: "Ricordare la Benedicta non è un rito stanco, è un atto di ribellione contro l'indifferenza. Scegliamo di essere, nel nostro tempo, all'altezza di quel sacrificio. Il nostro impegno dev'essere quello di trasformare il ricordo in responsabilità. Per costruire, o ricostruire, una società in cui nessuno sia costretto a scegliere tra la propria vita, o i propri diritti, e la propria libertà". (ANSA).
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