Canfora, 'brano abbordabile, ma a Quintiliano preferibile uno storico'

'Tesi retorica che si rifà a grandi modelli. La difficoltà? A scuola si traduce poco'

(ANSA) - ROMA, 19 GIU - "Il testo di Quintiliano mi sembra abbastanza lineare, scorrevole. La tesi che affronta è molto retorica, ma si rifà a grandi modelli: anche Platone individuava la musica e la matematica come discipline formative, e infatti nel brano ecco spuntare Platone e Pitagora. Penso si tratti di una versione del tutto abbordabile". Luciano Canfora, storico e saggista, professore emerito di Filologia greca e latina all'Università di Bari, analizza così con l'ANSA il secondo scritto proposto nei licei classici per la maturità, tratto dall'Institutio Oratoria di Quintiliano e dedicato al valore educativo e terapeutico della musica. Era dal 2013 che non veniva proposto un brano del celebre retore agli studenti. "Intanto il fatto che un autore non 'uscisse' da tredici anni non vuol dire che sia difficile", sorride Canfora. "Piuttosto potremmo chiederci, dal punto di vista di un ragazzo di oggi, di quale tipo di musica parlasse Quintiliano. Non conosciamo moltissimo della musica degli antichi, sappiamo però che aveva un ruolo importante". Più in generale, riflette lo studioso, "ho sempre detto e ripetuto che, quando fu creato l'esame di Stato con la riforma Gentile, la direttiva ministeriale prevedeva di proporre, per la traduzione greca e latina, brani di tipo narrativo, e quindi uno storico, un oratore, perché è più facile seguirne il senso, mentre un brano concettuale o filosofico richiede un altro tipo di attenzione. In ogni caso, nessuno può parlare male di Quintiliano". Augurando "buon lavoro" a tutti gli studenti, Canfora chiude con una riflessione: "A scuola non sempre il tempo dedicato allo studio della traduzione è tantissimo: è il minore tempo scolastico dedicato alla traduzione che può eventualmente creare un problema, ma il brano in quanto tale mi sembra del tutto abbordabile". L'Institutio Oratoria, corso di educazione del futuro oratore in dodici libri, è l'opera più importante di Quintiliano, databile tra il 90 e il 96 dopo Cristo, e l'unica ad esserci pervenuta per intero. Dedicata a Marco Vitorio Marcello, funzionario della corte di Domiziano, per l'educazione del figlio Geta, rappresenta il più classico trattato di retorica dell'antichità, l'archetipo di ogni discorso sull'efficacia comunicativa utilizzato, spesso senza saperlo, dagli scrittori di ogni epoca, dai politici, dagli avvocati e perfino dai moderni pubblicitari. (ANSA).

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