Gelatieri accusati di essere sfruttatori: «Grave offesa alla nostra terra»

Stampa tedesca contro la categoria, i Bellunesi nel mondo gridano allo scandalo. Ma un veterano ammette: «Mele marce? Ci sono ovunque, ma noi abbiamo gli anticorpi»

Francesco Dal Mas
UN GELATIERE AL LAVORO
UN GELATIERE AL LAVORO

«I gelatieri italiani, bellunesi in particolare, non sono dei negrieri». Dall’associazione bellunesi nel mondo (Abm) a Confartigianato, dai fondatori dell’Uniteis ai sindaci, la provincia di Belluno respinge con fermezza le accuse della Süddeutsche Zeitung, che in un reportage ha accusato i gelatieri italiani in Germania di sfruttare il personale.

Se “mele marce” o “pecore nere” esistono, queste sono “isolate”, assicura dal presidente dei Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona. «Basti ricordate che chi muove queste critiche avrebbe cambiato 25 gelaterie in 9 anni» taglia corto, Fausto Bortolot, di Zoppè di Cadore, il più autorevole e storico tra i maestri italiani del gelato artigianale (l’ultima creatura, la coppa Tiziano): «Come in ogni attività, anche tra i gelatieri ci possono essere delle pecore nere. Ma in Germania, noi dell’Uniteis siamo apprezzato per l’onestà e la serietà. D’altra parte non potrebbe essere diversamente; le verifiche dell’ispettorato del lavoro sono costanti» afferma Bortolot, È stato lui a fondare l’Uniteis, ancora 700 iscritti, (il doppio a suo tempo) e a farla aderire alle confederazioni dell’artigianato e del sindacato, «proprio per metterci in sicurezza».

«Se è vero che quando ho iniziato io, si lavorava dalle 7 del mattino alle 22 e non c’era un giorno libero, oggi nelle gelaterie dei miei figli si fanno 8 ore al giorno e si ha un giorno libero. Poi, se qualcuno lavora in nero o paga meno del garantito, beh qualche pecora nera esiste ovunque. Ma l’Uniteis, anche nel recente passato ha bandito per questo motivo alcuni associati». L’associazione bellunesi nel mondo prende a sua volta con forza le distanze da quanto pubblicato dalla testata tedesca Süddeutsche Zeitung in merito al presunto sfruttamento dei lavoratori nelle gelaterie italiane in Germania. Il presidente Oscar De Bona esprime profonda amarezza e ferma opposizione nei confronti di una narrazione che rischia di mettere ingiustamente alla gogna un’intera categoria professionale. «Non si può denigrare un settore storico per colpa di eventuali isolate mele marce. I nostri gelatiero hanno portato un contributo straordinario sia all’Italia sia alla stessa Germania attraverso decenni di immane lavoro, sacrifici e dedizione».

De Bona invita inoltre alla trasparenza chiunque abbia sollevato le accuse: «Chi intende denunciare ed esporre determinate situazioni lo faccia a viso aperto, indicando nome, cognome e l’esercizio specifico, consentendo così di avviare le dovute ed eventuali azioni legali nelle sedi preposte. Dispiace fortemente che una testata di tale rilevanza dia spazio a segnalazioni generiche che finiscono per diffamare l’immagine di generazioni di lavoratori». De Bona si dice certo che Uniteis si attiverà immediatamente a tutela del settore. «Se nel passato si possono essere verificati dei ritmi di lavoro serrati, oggi il contesto è completamente diverso. I nostri dipendenti sono tutti regolarmente assunti e le attività sono soggette a controlli costanti che garantiscono la tutela dei loro diritti» assicura dalla stessa Germania Riccardo Simonetti, presidente della Famiglia Bellunese del Nord Reno-Westfalia. «Ci sono stati abusi? Chi sostiene di aver subito torti denunci i presunti padri padroni alle autorità competenti, non limitandosi ai titoli dei giornali».

«Una cosa deve essere chiara senza se e senza ma» afferma chiaramente Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato, «Se un imprenditore si comporta in modo scorretto verso i lavoratori, i colleghi o la clientela, va sempre individuato e sanzionato. La nostra linea in merito è sempre stata molto chiara e mira a tutelare tutti gli artigiani che ogni giorno nel rispetto delle regole alzano la serranda della propria bottega per offrire prodotti e servizi ai clienti con passione, impegno e competenza, e la cui onorabilità non va toccata da singoli casi negativi».

Scarzanella ammette l’impressione di essere di fronte ad un attacco nei confronti del mondo artigiano, oltre che dei gelatieri in sé, «e questo non va accettato in alcun modo: confido che sia dello stesso avviso anche il mio omologo presidente degli artigiani in Baviera, perché la critica verso questa sbagliata modalità di generalizzare va portata avanti in modo compatto». Tre gelaterie su quattro, in Veneto, sono artigianali, e in provincia quasi quattro su cinque. «Qualche pecora nera non potrà mai offuscare questo dato di fatto» insiste Scarzanella «Se c’è qualcosa che non va, coinvolgere la categoria non è assolutamente corretto.

Scarzanella ricorda da quest’anno – grazie al lavoro del senatore Luca De Carlo e del pasticcere alpagoto Cristiano Gaggion – solo le gelaterie artigiane possano utilizzare la dicitura “gelato artigianale”. Ed ora – dice – avanti per istituire la Denominazione di Gelato Artigianale di tradizione italiana.

Arrivano dalla brasiliana Urussanga tanti collaboratori dei gelatieri bellunesi in Germania: «Quest’anno celebriamo i 35 anni del gemellaggio tra Urussanga e Longarone» ricorda il sindaco Roberto Padrin, «Da più tempo ancora data la relazione tra i nostri gelatieri e quei brasiliani. Mi rifiuto di credere che chi ha conosciuto i sacrifici della migrazione, si comporti da schiavista. Se c’è qualcuno che lo fa, sono sicuro che non troverà cittadinanza nelle nostre organizzazioni. E la prossima celebrazione anniversaria, testimonierà questa relazione improntata al reciproco rispetto».

Un tempo gran parte delle famiglie di Zoppè erano impegnate nelle gelaterie artigianali, oggi non più di una decina. «Sono certo che i nostri concittadini, per la storia che interpretano» afferma il sindaco Paolo Simonetti «non sono certamente tra le poche pecore nere che purtroppo si ostinano ancora a non cambiare comportamenti rispetto al passato. Zoppè è una comunità di valori anche all’esterno, in Germania nella fattispecie».

 

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