Un comitato su Facebook per i Jalisse
ODERZO. Twitter, Facebook, Youtube. Un vortice che attraversa i social, con la stessa voce a scandire un’unica richiesta: «Riportiamo i Jalisse a Sanremo». Dalla Repubblica Ceca al Portogallo, dal Sud America al Kazakistan, meta della loro prossima tournée. Video della durata di qualche ritornello, intrecciano tutte quelle persone (sono quasi mille le adesioni nell’arco di pochi giorni sulla pagina Facebook che li vuole a Sanremo 2017) che si ritrovano in quella che il duo definisce la “tribù”.
Era il 22 febbraio del 1997 quando Alessandra Drusian e Fabio Ricci, coppia sul palco e nella vita, vincevano con “Fiumi di parole” il Festival di Sanremo per poi essere letteralmente catapultati fuori dai giochi. Di loro non si è più saputo nulla, mentre l’attività continuava però all’estero. Oggi, a vent’anni di distanza e quando manca un mese all’ufficializzazione dei nomi dei big per l’Ariston, oltre alla mobilitazione popolare sui social per il loro ritorno al Festival, sono direttamente loro, i Jalisse, a esporsi. Il mezzo è un video-appello indirizzato a Carlo Conti, direttore artistico e conduttore della manifestazione, per convincerlo a selezionare uno dei due brani che il duo ha inviato: «Vogliamo solo dire che ci siamo e non molliamo» ci tiene a spiegare Ricci.
L’idea del video da inviare a Conti è nata, per fatalità, proprio a Sanremo: «Eravamo lì per lavoro e ci è venuto in mente di lanciare questo appello proprio dal teatro Ariston». Nel video si vede Alessandra in teatro: «Siamo a Sanremo? Questo è il teatro Ariston? Allora qui fanno il Festival? Io sono pronta pronta pronta per Carlo», dice la cantante. «Ale, è novembre, sei un po’ in anticipo», le risponde Fabio. «Novembre? Torno più tardi».
E tornare al Festival, per i Jalisse, significherebbe molto; «Artisticamente e professionalmente. Grazie a Sanremo abbiamo partecipato all’Eurofestival e girato il mondo, e poi Sanremo è sempre Sanremo: la stampa, le radio e le tv internazionali, si concentra tutto in una settimana».
È più la nostalgia o più la voglia di tornare a contare anche nel panorama italiano? Fabio non ha dubbi: «Alla nostalgia penseremo più avanti, ora ci sono i nostri progetti. Abbiamo pagato anche più del dovuto per la tanta cattiveria gettata addosso da persone senza scrupoli pronti solo a fare notizia. A questo abbiamo sempre risposto con il sorriso e la musica». Con questi strumenti hanno conquistato fansoprattutto all’estero; e adesso, chi li ha conosciuti si riunisce per dare forza alla loro idea e al loro desiderio: «Anche dopo la vittoria del 1997 siamo rimasti indipendenti, facendo la musica che volevamo senza scelte commerciali. Siamo persone semplici, anti divi, persone tra le persone».
Alessandro Bozzi Valenti
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








