Tonino Carotone, il ritorno «Rumba, passione e fiesta»

PADOVA. Autentico spirito maudit, irresistibile accento spagnolo, amore per la canzone italiana: ecco a voi Tonino Carotone. Il “maestro dell’ora brava” parte venerdì dal palco del Mame Club di...
Di Matteo Marcon

PADOVA. Autentico spirito maudit, irresistibile accento spagnolo, amore per la canzone italiana: ecco a voi Tonino Carotone. Il “maestro dell’ora brava” parte venerdì dal palco del Mame Club di Padova con il suo minitour di quattro date: «uno spettacolo particolare e intimo. Siamo in trio, chitarrista flamenco e contrabbasso, c’è molta rumba e questa piccola formazione fa emergere il ruolo del cantante».

Per descrivere la personalità dell’artista spagnolo, al secolo Antonio de la Cuesta, basterebbe curiosare un po’ tra le richieste del suo rider tecnico. In camerino non devono mancare due bottiglie di whisky scozzese (una di Lagavulin e l’altra di Oban, buongustaio), due sigari cubani («no toscani») e un autista privato deve essere disponibile, a chiamata, 24 ore su 24: «L’autista serve solo per i normali spostamenti, albergo, aeroporto. Per l’ora brava e la fiesta posso anche arrangiarmi da solo».

Classe 1970, nato e cresciuto nei quartieri popolari di Pamplona, Carotone si fa conoscere al grande pubblico grazie all’hit del 1999: “Me cago en el amor”. I versi di apertura sono definitivi, un vero e proprio aforisma esistenziale: «È un mondo difficile. È vita intensa. Felicità a momenti e futuro incerto».

Signor Carotone, come e quando le sono venuti?

«Ho preso appunti nel bagno di un bar, ero immerso nella notte e nel mio mondo, era un momento particolare della mia vita. Ero innamorato, c’era la musica attorno e avevo fatto un piccolo errore».

La genesi del suo nome d’arte è un omaggio alla tradizione della musica italiana.

«Sono cresciuto negli anni ’70 e a quell’epoca c’era la cultura della radio. In Spagna c’è un rapporto stretto con la musica italiana, ricordo soprattutto Carosone. Io scelto di andare un po’ controcorrente, in fatto di stili musicali, mentre tutti sceglievano l’inglese a me appassionava la maniera di cantare degli artisti italiani».

Attraverso i suoi concerti si sente un po’ l’ambasciatore dell’atmosfera disinibita della festa di San Firmino?

«Non mi sento rappresentante di niente, però quello che ho vissuto è parte importante della mia personalità. Sono un grande bevitore, amante della festa, del calore del pubblico e della vita popolare. San Firmino è una festa popolare e pubblica dove ci si diverte tutti, senza differenze».

È vero che per renitenza alla leva spagnola è addirittura finito in carcere?

«Io, assieme a tanti, siamo stati in galera un anno, ho fatto due scioperi della fame, mi hanno spostato in 15 carceri diverse. Poi sono stato due anni latitante, facevamo parte di un movimento antimilitarista, alla fine abbiamo vinto ed è stato abolito il servizio obbligatorio. Lo racconto con onore e orgoglio».

Appuntamento venerdì 11 novembre, ore 22.30, Mame Club di Padova, ingresso 10 euro.

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