Zanolla: «Frazioni fragili, lavori indispensabili a Sanzan»

QUERO VAS. La fragilità del basso Feltrino sta tutta nelle frazioni. Perché chi abita nel centro di Quero, ma anche di Vas, è fortunato, visto che la sua casa si trova sopra il livello del Piave....

QUERO VAS. La fragilità del basso Feltrino sta tutta nelle frazioni. Perché chi abita nel centro di Quero, ma anche di Vas, è fortunato, visto che la sua casa si trova sopra il livello del Piave.

Mentre chi sta a Schievenin, Carpen, Scalon o Marziai è costretto a mettere in conto continue colate di fango e detriti, esondazioni e smottamenti a una frequenza mai vista negli ultimi anni.

«Le valli laterali incuneano il nostro Comune, creando situazioni critiche a sinistra e destra, a partire dagli assi viari (ferrovia, Feltrina e SP1bis)», riassume il sindaco Bruno Zanolla, «il lavoro per il contenimento della colata di detriti a Sanzan non si può più rinviare, ma nessuno sembra essere competente. Ci vuole un chiarimento generale delle reciproche responsabilità d'ambito, anche per fare un ragionamento organico e condiviso: è inutile scaricare i barili, il problema idrogeologico del nostro territorio va affrontato seriamente, mettendo in rete tutte le risorse e soprattutto programmando interventi strutturali di mitigazione, difesa, ma anche manutenzione», esorta l'ingegnere.

«Il Comune è l’ultimo ente che può intervenire, e oltretutto a fatica. Sul piatto vanno messi fondi dedicati, anche per attuare piani straordinari che consentano di completare e programmare cantieri mirati». Ad esempio il rifacimento del ponticello in valle di Schievenin o le opere spondali lungo l'asta del Tegorzo, entrambe a seguito dell'ultima alluvione del 2012, con l'allargamento degli argini e la costruzione di nuove briglie, ma «ci sono ancora molti tratti dei nostri torrenti che hanno bisogno di essere rinforzati. In parte lo stiamo facendo noi, ma ovviamente non basta. Lo Stato deve prenderne coscienza, perché il territorio italiano è fragile e la difesa idrogeologica è uno dei capitoli più importanti su cui investire».

Anche perché non dobbiamo dimenticare che quel che succede in montagna, prima o poi scivola anche verso valle: «Il Piave costeggia gran parte dei nostri paesi, ma il vero pericolo è a valle, dove le limitazioni di portata sono importanti e dove mancano le dovute casse di espansione per l'accumulo delle acque in eccesso. Se dovesse ripetersi un evento come quello del '66, tutta la pianura andrebbe sott'acqua». Quasi nulla di quello che davvero serviva è stato fatto, pochi soldi e progetti non condivisi. E mentre si discute, si spera in un cielo favorevole. Non proprio il massimo della prevenzione. (f.v.)

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