Voto e “menestra” benedetta per celebrare San Dordi

SOVRAMONTE. Alle origini fu un voto. Ieri, ancora una volta, Sorriva ha onorato la promessa fatta nel 1631 rivivendo i riti sui quali affonda le radici la festa di San Dordi: un fine settimana ricco di iniziative in onore di San Giorgio per ringraziare della liberazione dalla peste. Le varie cerimonie sono state celebrate da don Fabrizio Tessaro. Per il parroco si trattava di un’esperienza nuova, e se l’è cavata benissimo, a cominciare dalla processione seguita da un lungo stuolo di fedeli che hanno partecipato anche alla messa a suffragio degli appestati e alla benedizione della “menestra”. Il corteo è sceso di buon’ora dalle scalette della chiesa di San Giorgio insieme a undici “cappati”, uomini vestiti con una lunga tunica bianca e un’ampia cappa di colore rosso con in mano torce, croci e lo stendardo con l'immagine del santo.
Così è stato raggiunto il parco dove i tumuli ricordano le fosse dove secoli fa vennero sepolti i morti colpiti in maniera irreversibile dalla pestilenza. Mentre le famiglie impegnate nella preparazione della minestra votiva hanno atteso l’arrivo della processione. Quest’anno sono stati usati un quintale e sette chilogrammi di fagioli. La lunga e laboriosa preparazione ha coinvolto le famiglie Reato, Zannini e Carraro. San Dordi con il suo clima di festa, come sempre, ha richiamato su di sé l’attenzione dell’intera comunità. In tutte le sue sfaccettature civili e religiose: il sindaco di Sovramonte in prima fila insieme ai cappati, i volontari impegnati nell’allestimento della cucina e delle mostre oppure ai fornelli per la preparazione di piatti particolarmente squisiti come il baccalà, e le nuove generazioni in costume tipico che hanno portato per le case del paese la “menestra” benedetta. Inoltre San Dordi ha riportato a Sorriva tanti devoti sorrivesi, che le vicissitudini della vita hanno portato lontano dalla terra d’origine ma che nonostante ciò hanno mantenuto viva la profonda venerazione verso San Giorgio. (a.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








