Vacanze, sì o no? «Sulle Tre Cime e da soli sarà difficile infettarsi...»

La montagna bellunese, “sollevata” dalle parole di Brusaferro, prova a riorganizzarsi per la fase 2
Italy, Dolomites, Tre Cime di Lavaredo, white flowers
Italy, Dolomites, Tre Cime di Lavaredo, white flowers

BELLUNO

Quest’estate, meglio andare al mare o in montagna? Sicuramente sulle Tre Cime di Lavaredo, a sentire ieri sera Enrico Mentana che commentava la scelta di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e teorico del distanziamento sociale.

«Sulle vacanze è difficile fare previsioni. È chiaro che se lei va da solo a scalare le Dolomiti il suo rischio di contrarre il virus è piuttosto basso, mentre se si va in contesti affollati è diverso», ha risposto Brusaferro ad un giornalista, alla presentazione del bollettino sulla diffusione del coronavirus in Italia.

Era proprio quello che volevano sentirsi dire gli operatori che ieri pomeriggio hanno partecipato alla videoconferenza della Dmo di Belluno col presidente Roberto Padrin, Giuliano Vantaggi, il direttore, Renzo Minella e gli altri collaboratori.

Le terre alte vengono autorevolmente consigliate come approdo più sicuro per non contagiarsi in vacanza.

Sta di fatto, però, che non solo i rifugi alpini, ma anche le malghe, specie quelle con annessa attività agrituristica, sono in fibrillazione.

E, guarda caso, proprio dalle parti delle Tre Cime. La Cooperativa agricola “Auronzo– Val D’Ansiei” non sa infatti ancora se potrà riaprire al completo l’accoglienza agrituristica di Malga Maraia e di Malga Popena, dall’una e dall’altra parte del lago di Misurina.

Una meraviglia, i due siti.

E di lavoro ce n’è così tanto che il presidente, Osvaldo Vecellio, ha ingaggiato ben 27 collaboratori, quasi tutti giovani, per vedere di recuperare il tempo perduto.

«L’attività in malga è possibile, anzi auspicata. Ma i nostri prodotti trovano un canale privilegiato negli agriturismi. Qui, però, dovremo fare i conti con le norme che il governo detterà. Le aspettiamo con ansia. Vogliamo infatti capire, ed è essenziale per noi, se sarà possibile continuare con 120 posti per ciascun sito, oppure se, come è prevedibile, dovremo ridurli. Da questa risposta dipenderà anche la conferma dei posti di lavoro».

Vecellio si dice fiducioso. E tale si dichiara anche il sindaco Tatiana Pais Becher, precisando che in analoghe problematiche sono coinvolti la ristorazione, gli alberghi ed i rifugi.

Sono una cinquantina le malghe operative sulla montagna bellunese, una trentina dispongono di ospitalità agrituristica.

«Non fasciamoci la testa prima di rompercela», suggerisce Alessandro De Rocco, presidente di Coldiretti Belluno, «finchè non conosceremo le misure di precauzione, sarà inutile agitarci. C’è chi, ad esempio, mette in conto le prenotazioni, ma per tanti ambienti queste sono un problema. Mi auguro che a Roma si sappia che in montagna non si fanno assembramenti e che quindi quassù non devono valere le regole del mare». —

 

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