Una strada in salita per il sindaco Prade

Se il centrosinistra a Belluno pensava di prendersi subito una facile rivincita sul centrodestra dopo la sconfitta di anno fa, lunedì sera si è dovuto ricredere sgranando gli occhi, e come sempre lo ha fatto in ordine sparso. Pensava che nel 2006 si fosse trattato di un incidente di percorso, invece la questione si è rivelata più complessa. Ma se per il centrosinistra quella di lunedì è una sconfitta che viene da lontano, per il centrodestra è una vittoria che viene da vicino. Il paradosso sta nel fatto che nessuno dei due schieramenti si era accorto, fino all’ultimo momento, di quanto stava per accadere. Tant’è che lunedì sera, davanti al municipio, quelli del centrodestra ammettevano la sorpresa: due mesi fa la Zoleo era data undici punti davanti a Prade, dieci giorni fa ancora avanti di poco, e i sondaggi dicevano che in caso di ballottaggio il centrosinistra avrebbe vinto per 5 punti. Festa grande da una parte, delusione amara dall’altra: ma sorpresa per tutti.


E allora cos’è successo negli ultimi giorni? Per il centrosinistra la sconfitta viene dal logorio di quindici anni di amministrazione ma anche di lentezze e incertezze sulle decisioni che contano (dalla viabilità ai rifiuti), eppure tutto ciò non basta, e non si spiega senza un impetuoso «vento del nord» che soffia contro il sempre incerto governo Prodi e senza la grande abbinata di Lega e Polo che sempre fa la differenza. Dunque a logorio si è aggiunto logorio. L’immagine negativa di un governo che discute per mesi su un problema per poi non decidere o magari tornare indietro, e i problemi di una città di cui si avverte con ansia il declino e l’inadeguatezza della classe dirigente ad arrestarlo. La percezione di frammentazione, confusione, litigiosità del centrosinistra, la percezione di maggiore decisione, concretezza e compattezza del centrodestra. Così, mentre lunedì sera davanti a Palazzo Rosso si affollavano i curiosi in attesa dei primi risultati, qualche giornalista si affannava a cercare, senza trovarla, qualche voce autorevole che parlasse a nome del centrosinistra. E non perché fossero assenti i protagonisti della campagna elettorale, ma perché nel centrosinistra a Belluno manca, non a caso, una leadership riconoscibile, esistono solo partiti frammentati. La mancanza di classe dirigente e di coesione ha obbligato il centrosinistra ad affidarsi a una inevitabile assenza di politica, a una campagna elettorale in ordine sparso, messaggi accattivanti, una presunta, programmatica distanza dai partiti. Non ha funzionato.


Il centrodestra lo sapeva e ha giocato in contropiede, mettendo in campo concretezza di proposte e di personale politico. Si vedrà se questo serve a risolvere i problemi di Belluno, che sono gravi e seri (tasse, rifiuti, traffico, servizi, negozi chiusi, assistenza, ruolo e peso del capoluogo solo per citarne alcuni). E’ una sfida difficile, quella del neosindaco Antonio Prade, difficile come i problemi di Belluno. Ma ha dalla sua la forza di un consenso dalle dimensioni inaspettate. In due mesi di campagna elettorale è cresciuto come leader di una coalizione che avrà anche le sue crepe ma non le mostra, e adesso deve rispondere alla fiducia dimostrata dagli elettori. E’ uscito dalle elezioni più forte di quanto si aspettassero gli stessi partiti che lo sostenevano. Può restare forte se resterà il più possibile libero da vincoli soffocanti, che è il rischio di tutte le coalizioni.


E’ un’opportunità storica per il centrodestra, che può contare ora sull’alleanza tra Belluno e Feltre, l’appoggio della Regione, il gioco di conserva con il Bim, centro strategico di potere in provincia. Nella sconfitta, è un’opportunità anche per il centrosinistra, sollecitato urgentemente a riflettere. Un po’ di analisi su come sta cambiando la società bellunese, e anche un po’ di autoanalisi, non guasterebbero davvero, tanto per capire dove andare. Dietro l’angolo c’è il Partito democratico, che ha futuro solo se non nasce come accordo di oligarchie sconfitte. Magari con gente nuova. Dietro l’angolo ci sono anche, tra due anni, le elezioni provinciali e c’è già chi scalda i motori. L’importante per il bene di Belluno è arrivarci con schieramenti capaci di chiedere il voto e confrontarsi su proposte e progetti politici concreti, non su slogan o scorciatoie stravaganti.
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