Un “welfare territoriale” con i Fondi ex Odi
I sindacati al lavoro contro lo spopolamento. A fare da cabina di regia sarà la Provincia

BELLUNO. Saranno il Fondo per i comuni confinanti, il Consorzio Bim, i Comuni e le Unioni montane a finanziare il fondo di rotazione che i sindacati dei pensionati di Cgil e Cisl, insieme con le rispettive confederazioni, intendono mettere in piedi per evitare lo spopolamento della provincia. A fare da cabina di regia sarà la Provincia.
«È un progetto su cui ragioniamo da tempo», dicono Renato Bressan (Spi Cgil) e Rudy Roffaré (Cisl). «I dati parlano chiaro: nessun comune, in questi ultimi 15 anni presenta andamenti positivi legati alla crescita demografica. Di fronte a questa situazione bisogna operare su due fronti: su quello del lavoro e sul sociale, mettendo in campo delle strategie straordinarie a supporto della famiglia, dell’infanzia, ma anche dei giovani e degli anziani».
«Sul fronte del lavoro», aggiungono Mauro De Carli della Cgil e Rudy Roffaré, «è aperto il tavolo in Provincia con tutte le categorie datoriali. Da loro attendiamo l’elenco delle figure professionali di cui necessitano da qui ai prossimi anni. Dal punto di vista sociale, invece, si lavora alacremente a questo fondo di rotazione che, basandosi sull’Isee, andrà incontro ai reali bisogni della comunità». «Una comunità», fa notare Bressan, «che si trova in questa situazione non solo per la sua posizione orografica, come dimostrato da Trento e Bolzano, dove la popolazione, pur essendo in montagna, aumenta».
Il nuovo welfare territoriale è pensato per intervenire nei passaggi più delicati della vita dei bellunesi, incoraggiando non solo una nuova genitorialità, ma anche un invecchiamento attivo. «Quest’ultimo fattore è molto importante, perché potrebbe rendere meno pesante la gestione degli anziani da parte delle nuove generazioni», sottolinea Rita Gentilin dello Spi Cgil.
Il welfare prevede sostegni economici per i ragazzi che vanno all’università e per coloro che decideranno di ritornare a vivere in provincia finiti gli studi; aiuti alle giovani coppie per contrarre un mutuo o pagare un affitto; istituire una carta servizi per l’area infanzia (dal bonus bebè ai pannolini, alla creazione o potenziamento di asili per l’infanzia); per gli anziani, invece, prevede, al raggiungimento del 70° anno di età, la possibilità di accedere, a prezzi calmierati, a cinema, teatri, bus, centri sportivi. Il tutto per combattere solituduine e isolamento. «Non è un percorso facile», sottolineano Bressan, Roffarè e Rino Dal Ben, segretario dei pensionati Cisl. «Dovranno essere coinvolti gli enti locali, i privati e le associazioni di categoria, ognuno dovrà fare la propria parte per avere un risultato».
Paola Dall’Anese
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi
Leggi anche
Video








