Un trittico di affreschi con la donazione Baster

LAMON. Lo sguardo benevolo può essere colto da qualunque punto di osservazione, le braccia aperte testimoniano l'abbraccio ai fedeli della comunità lamonese. In duomo sta prendendo forma il trittico di affreschi che abbelliranno le tre absidi alle spalle dell'altare. Il principale, realizzato nella grande cupola centrale raffigura un Cristo risorto, che dopo la sofferenza della crocifissione ha i lineamenti distesi e lo sguardo indulgente verso i fedeli. Ai due lati, altrettanti affreschi che raffigureranno i patroni di Lamon, i santi Pietro e Paolo, colti in due passaggi fondamentali della loro esistenza: la chiamata di Gesù per Pietro e la folgorazione sulla via di Damasco per Paolo. Il maestro Antonio Bottegal ci sta lavorando da una ventina di giorni, trascorsi soprattutto a tavolino a studiare dimensioni e prospettive della figura di Cristo, che con i suoi sette metri di altezza si staglierà nitido su un fondale luminoso realizzato con le tinte azzurro e giallo.
Un lavoro impegnativo, che il maestro lamonese ha accettato di realizzare, incaricato da don Liviano Bernardi, che sta gestendo per conto della parrocchia il cospicuo lascito di Bruno Baster e della sua famiglia che negli intenti doveva portare a realizzare un mosaico. La tipologia di opera era però di difficile attuazione. Così ci si è affidati alle mani esperte di Bottegal che lavora a diversi metri di altezza grazie ai ponteggi allestiti sull'intero fronte degli affreschi. «Sono orgoglioso di lavorare a questa opera», dice il maestro, «anche se mi devo confrontare con i giudizi e talvolta le critiche dei parrocchiani che vengono a vedere l'affresco in corso d'opera. C'è chi vorrebbe il Cristo con i capelli più scuri, magari ben pettinato, mentre l'affresco vuole dare proprio il senso della resurrezione con un drappeggio che aiuta a capire il movimento ascensionale della grande figura che allarga le braccia per accogliere i fedeli. Le mani e i piedi sono volutamente grandi, è una mia caratteristica. Murer mi diceva che mani e piedi sono strumenti di lavoro e io ho sempre portato questo concetto nelle mie opere».
I bozzetti di Bottegal hanno superato l'esame della Commissione di arte sacra della Diocesi di Belluno-Feltre con a capo don Ernesto Mazzorana. Il via libera ha dato il via all'allestimento dei ponteggi e al lavoro dell'artista: «La figura di Cristo con la sua luce sullo sfondo», spiega ancora il maestro, «danno il senso della sacralità della resurrezione. La cosa più difficile è rispettare le forme e applicarle a una superficie che di fatto è un quarto di sfera. Per lo sfondo ho usato la tempera e l'acrilico, mentre per la figura ho usato l'affresco».
Le opere dedicate ai patroni saranno di più rapidi da affrescare: «Lavorando su una superficie piana tutto è più semplice. A sinistra per chi osserva ci sarà l'affresco dedicato a san Pietro che sta su una barca malferma, simbolo di una chiesa ancora senza una base forte, c'è Gesù che lo chiama a sé mentre Pietro ha in mano la rete da pesca che d'ora in avanti gli servirà per “pescare” gli uomini per convertirli. A destra invece, ci sarà l'affresco per Paolo. Si vede il cavallo imbizzarrito che disarciona Paolo che viene abbagliato da un fascio di luce. Da persecutore di cristiani si trasformerà in loro difensore».
Bottegal conta di completare il trittico per la fine di agosto, forse anche qualche giorno prima: «La parte più dura è la figura centrale. Una volta terminata il lavoro sarà in discesa. Sinceramente non pensavo di affrontare un'opera così complessa a 75 anni, ma mi fa piacere farlo, soprattutto perché questo duomo è molto bello anche dal punto di vista architettonico».
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