Troppi venti migranti a San Gregorio
SAN GREGORIO NELLE ALPI. Cinque, tanto per cominciare. Ma venti richiedenti asilo potrebbero essere troppi da gestire in un colpo solo, non tanto per la cooperativa che li ospiterà (si dice la Tempus di Fonzaso), che ha l'esperienza per farlo, quanto più per la comunità che li riceverà e che non è ancora stata informata di tempi, modi e implicazioni. Una parte della piccola San Gregorio non ci sta a questa accoglienza silenziosamente calata dall'alto e rivolge un'interpellanza pubblica per difendere la dignità dei cittadini e i diritti annessi, innanzitutto all'informazione, ma anche alla condivisione delle strategie di integrazione come anche alla tutela della sicurezza pubblica. Ivan Scotti, Samuel, Paola e Linda Argenta, Mirco Badole, Alessia Malosti, Graziano Scola, Eliana Gallina e Nicola Cassol dicono di parlare a nome loro e di una parte dei sangregoriesi.
Visibilmente scottati dalle ultime scorribande di ladri, anche nelle loro case, e suggestionati dagli ultimi fatti di cronaca, locale ma anche nazionale, parlano a ruota per chiedere «qualche informazione in più su questi ragazzi che arriveranno non si da dove né quando, e poi su come la cooperativa, il Comune e le Forze dell'ordine intendono sorvegliare la loro presenza», esclamano subito in coro. «Il vero problema è che verranno sbattuti qui senza un minimo di integrazione preventiva e questo impedirà di fatto ogni forma di aggregazione culturale. Se gli fosse consentito di lavorare ad esempio, come anche di conoscere le dinamiche e le usanze della nostra piccola realtà paesana, non avremmo remore sul loro arrivo. Ma a queste condizioni, dettate anche dalla politica statale ed europea, è facile cadere nel razzismo e nel timore che possano scatenarsi rivendicazioni e tafferugli. Ne leggiamo e sentiamo ogni giorno di tutti i colori, quindi permetteteci di avere paura per la nostra incolumità».
Una mamma bolognese, più infervorata degli altri per sue esperienze personali, sbotta: «Mia madre non dorme più da tre giorni da quando ha sentito del loro arrivo. Io chiamerò il sindaco e i Carabinieri tutte le sere finché non ci sarà un presidio costante della situazione. Già è difficile vivere in montagna, se poi ci mettono anche in queste condizioni di incertezza diventa davvero impossibile». Le illazioni sono presto fatte: «La cooperativa sta stipulando un accordo con un privato per l'accoglienza dei migranti (che sarà nell'ex albergo Monte Pizzocco, ndr), ma teniamo a mente che non si tratta di carità, come sarebbe invece l'arrivo dei terremotati che aspettiamo a braccia aperte, ma di un'operazione di profitto personale. Ma le conseguenze le subiremo noi». Qualcuno, più insicuro e preoccupato, aggiunge: «Spero che ci sia un coprifuoco e un controllo costante della struttura. Altrimenti chi risponderà di eventuali danni?». Gli interrogativi restano aperti. Le braccia un po' meno.
Francesca Valente
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