Don Maiolo, un prete per quattro paesi: «Messa settimanale in ogni parrocchia»

Sabato 8 novembre a Trichiana l’insediamento del sacerdote che avrà la responsabilità anche di Mel, Sant’Antonio e Carve-Pellegai

Francesco Dal Mas
Don Michele Maiolo
Don Michele Maiolo

«Le preoccupazioni per il nuovo che mi sta davanti? Certo che ci sono. Ma, come dice il salmo: “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto”».

«Da dove?», è la domanda a don Michele Maiolo mentre, partito da Conegliano, scende dal passo San Boldo verso le sue nuove parrocchie di Mel, Trichiana, Sant’Antonio Tortal e Carve-Pellegai. «L’aiuto mi viene dal Signore e anche questo mi rende sereno e fiducioso».

Sabato 8 novembre, alle 15.30, nella chiesa di Trichiana, il vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Riccardo Battocchio, accompagnerà don Maiolo all’ingresso. Nato a Oderzo nel 1972, prete dal 1998, don Michele è stato cappellano a Mel da subito dopo l’ordinazione al 2001, per poi diventare vicario parrocchiale ad Oderzo dal 2006, quindi parroco a Codognè, Cimetta, Roverbasso, Cimavilla, fino al 2016, quando è stato trasferito a Conegliano diventando parroco di San Pio X, Parè, Campolongo e Collalbrigo, con più di 10 mila anime. Da oggi sarà arciprete di Mel e Trichiana, nonché parroco di Carve-Pellegai e Sant’Antonio Tortal. Gli farà da collaboratore il parroco uscente, monsignor Egidio Dal Magro.

«Mi porrò in ascolto delle comunità. Insieme a don Egidio incontrerò i consigli pastorali e decideremo insieme come muoverci, sulla base dei percorsi tracciati. Di sicuro non abbandonerò per strada neppure il più piccolo borgo», dice don Maiolo. «A tutti garantiremo il servizio pastorale, ovviamente nei limiti delle possibilità umane. Posso già assicura la messa settimanale in ogni parrocchia».

A Conegliano don Michele s’è fatto apprezzare per l’attenzione anche alla dimensione sociale della comunità. «Incontrerò quanto prima il sindaco e le altre autorità per farmi un’idea di quali sono i problemi. È evidente che l’attenzione sarà massima per le persone e le famiglie che più faticano. Senza distinzione di appartenenza alla Chiesa o meno. Le nostre porte, e in particolare quelle del cuore, sono aperte a tutti».

Il fatto che la diocesi abbia previsto un solo parroco ha creato qualche problema in Valbelluna, dove si è detto che «si fa sentire la distanza da Vittorio Veneto».

«La distanza del cuore non c’è affatto», puntualizza subito don Michele. «Certo, pesano le distanze geografiche, quelle chilometriche. Ma l’appartenenza resta un valore. Io cercherò di assicurarla da quassù. Immagino, anzi sono sicuro che altrettanto accadrà da Vittorio Veneto e da tutta la diocesi».

Don Massimiliano Zago, lasciando la parrocchia di Mel, ha ammesso: «In questi giorni percepisco tra le persone che incontro un certo disorientamento per quella che sarà la nuova situazione pastorale con l’accorpamento in un’unica parrocchia di Mel, Trichiana e Sant’Antonio Tortal. Voglio rassicurare i miei parrocchiani che li sosterrò con la preghiera invitandoli a continuare tutti insieme nel nuovo cammino comunitario dando disponibilità e supporto al mio successore don Michele Maiolo». E don Michele, rassicurando, precisa: «Qui tutto sa di novità. Anche il nostro vescovo è nuovo e quindi anche lui ha bisogno di conoscere il territorio e in questo momento penso che sia faticoso anche per lui fare scelte particolari rispetto alla composita realtà della diocesi.

Ritengo, pertanto che la cosa più saggia sia quella veramente di capire, tutti insieme in questo momento, quali sono le difficoltà e le opportunità in campo e accettare che appunto siamo in presenza di una situazione nuova per tutti, e di muoversi nel modo più saggio possibile».

Ma il nuovo parroco assicura che è suo desiderio consolidare i rapporti anche con le vicine parrocchie della diocesi di Belluno-Feltre.

«Tanto più», afferma, «che so di trovarmi a servizio di una comunità dinamica, vivace economicamente, socialmente e culturalmente, che ha un’incidenza precisa sia nella Valbelluna che in tutta la provincia di Belluno».

Insomma, conclude il nuovo parroco, «arrivo in una zona di confine ma tutto il mio impegno sarà volto a trasformare questo apparente problema in una opportunità. Il confine è cerniera che si apre, è porta d’ingresso».

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi