Tre stralci per recuperare la chiesetta di San Liberale

BELLUNO. C'è una chiesetta, alle pendici del Serva, a cui i bellunesi sono molto affezionati. È quella dedicata a San Liberale, che si raggiunge attraverso una breve passeggiata da Cavarzano, lungo un sentiero fiancheggiato dai boschi.
L'edificio di culto è tra i più vecchi della città e il passare del tempo, il meteo e la mancanza di manutenzioni negli ultimi vent'anni (se si escludono quelle fatte dai volontari della parrocchia) hanno creato danni enormi alla struttura, mettendo in pericolo anche gli affreschi che abbelliscono le pareti interne.
Umidità, infiltrazioni d'acqua, un tetto pericolante che poggia su sostegni di metallo per evitare il crollo: «Non si può più rimandare un intervento di restauro», spiega l'architetto Andrea Moro, che, su richiesta del parroco, ha elaborato un progetto per la sistemazione della chiesetta. «Il problema principale riguarda il tetto», spiega Moro. «È stato realizzato in laste in pietra, e per fissarle abbiamo pensato di utilizzare nuove resine, che sono un po' costose, ma garantiscono una buona impermeabilizzazione».
La copertura, infatti, non solo sta cedendo sotto il peso degli anni: dalle travi di legno passano acqua e umidità, che stanno rovinando gli affreschi. «L'intervento di recupero si svolgerà su tre fasi», prosegue l'architetto. «Prima di tutto c'è da rifare la copertura, usando gli stessi materiali che ci sono adesso». L'edificio, infatti, è tutelato dalla Soprintendenza, e non ci sono molti margini di manovra.
«Poi», prosegue l’architetto bellunese, «bisognerà risanare le fondazioni, facendo un drenaggio perimetrale che impedisca all'acqua di infiltrarsi all'interno dell'edificio». La struttura portante è in legno, ma ormai si è ammalorato e le travi, mezze marce, si reggono su sostegni in metallo, posti all'interno della chiesa.
In una terza fase dei lavori si interverrà sugli intonaci esterni, rimuovendo alcuni strati di cemento che sono stati messi durante gli interventi fatti per tamponare il problema delle infiltrazioni di umidità.
Solo quando saranno ultimati i lavori strutturali si potrà pensare a un intervento di recupero degli affreschi. Anche perché prima di tutto bisogna reperire i fondi necessari per questa prima fase: «Ci vorranno tra i due e i trecento mila euro», spiega Moro.
L'intervento, però, non è più procrastinabile: «Se non interverremo, a breve la chiesa mostrerà problemi di agibilità per ragioni di sicurezza».
La commissione arte sacra della curia ha già dato il suo via libera al progetto, la Soprintendenza è stata in sopralluogo il 7 novembre: restano “solo” da trovare i soldi.
Le porte a cui bussare sono sempre le solite: Regione, Fondazione Cariverona, Europa, con la speranza che ci siano dei bandi per il recupero degli antichi luoghi di culto.
Intanto la parrocchia ha già chiesto alla Cei di poter utilizzare i fondi dell'otto per mille per questi lavori.
Se tutto dovesse filare per il verso giusto, il 2013 sarà l'anno del recupero della chiesetta tanto cara ai bellunesi.
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