Tre giorni nel bosco, mangiando cortecce

L’incredibile avventura vissuta da Eugenio De Martin Pinter, insieme ai fratelli e alla nonna

COMELICO. «Mi manca la casa dove sono nato, scomparsa con l'alluvione del 1966». Ed è forse per questo, per la perdita inesorabile delle radici, ma anche dell'Albergo in Cordevole della madre Lina Cesco Casanova, che Eugenio De Martin Pinter ha poi trascorso la gran parte della sua vita all'estero.

«Sono andato via nel 1978, per lavorare per un'impresa di perforazioni, la Rodio di Milano, e sono stato in Pakistan, Iraq, Turchia, Vienna, Londra. Adesso vivo a Mare, sono tornato da dove ero partito».

Vedovo e padre di tre figli, Ambra (1974), Alessandra (1976), e Dante (1986) che lavora in America, Singapore, Qatar in un'azienda che fa tunnel, Eugenio è nato nel 1949 a Ponte Cordevole. L'attività di famiglia risaliva al nonno Giovanni che aveva aperto un bar osteria, poi gestita dal padre Dante come Osteria alle Alpi dal 1954. Era situata dove adesso si trova la galleria che porta verso Sappada.

«La prima alluvione nel 1965 arrivò fino al filo del muro della casa, che si salvò. Il 4 novembre 1966, invece, l'acqua salì di 15 metri, fino al secondo piano della casa, che venne riempita da sassi e fango. Ricordo che il bar era nuovo di zecca, rinnovato per la festa della montagna che si era tenuta a fine agosto in Val Visdende. Allora turismo ce n'era più di adesso. Noi avevamo un bar ristorante, ed anche qualche camera. Quel 4 novembre 1966 i miei genitori erano a Padova, mio padre era stato operato e gli era stato amputato un braccio. Io ero in casa con mia sorella Lea, che aveva 16 anni, mio fratello Vettore di 11 e nonna Matilde di 55. Scappammo nel bosco dove rimanemmo tre giorni completamente isolati, mangiando cortecce d'albero».

Tutti i viveri, infatti, erano rimasti nella cantina allagata. «A momenti ci lasciavamo la pelle. Riuscimmo poi a passare la frana, io portavo mia nonna sulla schiena, affondando nella melma ed in otto ore arrivammo a Sappada. Lì ci accolsero alla osteria da Nardi. Mamma intanto aveva provato a telefonare, ma non riusciva a mettersi in contatto con noi. Arrivò l'8 novembre, passando da Campitello e Costalta fino a Ponte Cordevole. Intanto la nostra casa era stata sommersa dal fango, non più abitabile. L'attività non è mai più stata ripresa». (s.v.)

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