Tre gambiani spacciavano «cioccolato»
FELTRE. Hashish e marijuana potevano chiamarsi «cioccolato», «bere una birra» o «partita a pallone». A seconda della quantità richiesta, anche da clienti minorenni della zona del Boscariz. I tre migranti richiedenti asilo ospiti della cooperativa Dumia di Feltre gestivano con dei nomi in codice, più o meno classici, il commercio illegale di stupefacenti: sia di persona che durante le trattative al telefonino cellulare.
Sono tutti originari del Gambia e hanno 21, 23 e 30 anni: due sono stati arrestati giovedì scorso dalla Squadra mobile della questura di Belluno e uno denunciato a piede libero.
Il primo degli interrogatori di garanzia si è svolto sabato, nel carcere di Baldenich, mentre il secondo è in programma per stamane, negli stessi locali. Entrambi gli indagati rimangono in carcere: a Feltre avevano trovato a Feltre un giro d’affari molto redditizio. La compravendita stava andando avanti ormai da settimane e qualcuno non poteva non accorgersi dei movimenti sospetti dei tre africani. Non è ancora dato sapere se negli alloggi siano stati trovati bilancini di precisione, contenitori in cellophane o in stagnola e altri oggettivi tipici di chi spaccia droga, ma se sono scattate due ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice per le indagini preliminari, vuol dire che ci sono almeno pesanti indizi di colpevolezza e il fondato pericolo della ripetizione del reato.
Gli investigatori sono già sicuri che lo smercio avveniva all’aperto dei giardini del Borcariz o all’interno dei loro alloggi di via Volturno. È in questi contesti, in alcuni appartamenti e in altrettante cantine, che il cane antidroga ha annusato tutto quello che poteva annusare, prima che due africani su tre venissero portati prima in questura per l’identificazione e le altre formalità necessarie e poi nel carcere di Baldenich, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il terzo è stato solo denunciato a piede libero, segno che la sua posizione è più leggera. In comune, i tre devono avere l’odissea dal Gambia fino alla Libia e l’imbarco con destinazione Lampedusa fino all’assegnazione alla Dumia, come struttura accreditata dalla prefettura. Cooperativa che rivendica non solo la propria estraneità alla vicenda, ma anche l’impossibilità di dedicarsi a compiti di vigilanza nei confronti degli ospiti che si trattengono nei suoi alloggi per un certo periodo di tempo.
Da quanto risulta, i tre avevano avviato le pratiche per ottenere la protezione internazionale, nel frattempo avevano trovato il modo di avviare questa attività di detenzione e spaccio, che coinvolgeva non solo clienti maggiorenni, ma anche diversi minori. Molte le cessioni di hashish e marijuana contestate dalla procura della Repubblica di Belluno.
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