Tra 20 anni i giovani faranno un lavoro che oggi non esiste
BELLUNO. In un mondo sempre più digitale, come quello in cui viviamo, c’è posto per tutti e c’è bisogno di ogni tipo di competenza. Ma non bisogna avere paura delle sfide e della fatica.
Ieri mattina i ragazzi di alcuni istituti superiori della provincia hanno potuto ascoltare suggerimenti e testimonianze di imprenditori che, grazie a internet e al digitale, stanno inventando e investendo in nuovi prodotti e in nuovi modelli produttivi.
«Il contesto attuale non è semplice, ma questo apre anche la strada a tutta una serie di opportunità prima inaspettate», ha sottolineato la Pison. «Alcuni studi dicono che il 65% di coloro che oggi frequentano la scuola elementare tra 20 anni farà un lavoro che oggi ancora non esiste. L’importante è essere intraprendenti, aver voglia di lavorare in team ed essere consapevoli che il posto fisso è “morto”».
«Bisogna essere pronti a far fatica, ad aprirsi a culture diverse (conoscendo quindi più di una lingua), a metterci “del proprio”, ossia idee, senza aver paura di esprimerle», ha aggiunto Marco Da Rin Zanco, 30 anni, titolare dell’agenzia di comunicazione Larin, che ha sedi a Belluno e Padova, «dove abbiamo aperto perché qui, in provincia, non troviamo le figure professionali che ci servono».
Un aspetto evidenziato anche da Longi. «La nostra azienda ha bisogno di nuovo personale, ma fatichiamo a trovare ingegneri», ha commentato, rivolgendo anche un duplice appello ai ragazzi delle scuole: non trascurare le possibilità offerte dai percorsi di studio più tecnici, ma anche avere la consapevolezza che in provincia di Belluno ci sono realtà aziendali che danno la possibilità di crescere e che, dopo aver studiato al di fuori del territorio, si può rientrare per mettere a frutto le competenze acquisite. Una riflessione fatta anche dopo aver visionato i risultati del sondaggio avviato ieri mattina tramite un “qr code”: la maggior parte dei giovani presenti in sala ha risposto di aver intenzione di proseguire gli studi iscrivendosi all’università, ma anche di voler cercare lavoro fuori provincia o all’estero.
«Non dimentichiamo che in Veneto e nel Bellunese ci sono ancora grosse aziende che fanno innovazione e l’informalità nei rapporti permette anche a chi è poco conosciuto di realizzare i suoi progetti», ha messo in risalto Balzan. A “Orientagiovani” ha portato la sua testimonianza anche Patrick Barattin, studente all’Università di Trento che durante il suo percorso di alternanza scuola-lavoro ha ideato un software adottato dalle scuole. (m.r.)
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