Torna al Comune villa Barozzi: sarà messa all’asta

Conclusa la vicenda legata al testamento di Nerina De Toffol Nel 2012 l’edificio era stato valutato 912 mila euro

BELLUNO. Villa Barozzi torna nelle proprietà del Comune. Si è chiusa con una vittoria per Palazzo Rosso e per Clelia Barozzi la causa civile legata al testamento di Nerina De Toffol, vedova Barozzi. Una vicenda che si trascina da anni e che è approdata nelle aule di giustizia, quando gli eredi della defunta vedova Barozzi hanno fatto causa sostenendo che il testamento non fosse valido. Contestavano il fatto che la data non fosse stata scritta dalla stessa persona che ha redatto il testamento e lo ha firmato.

Il Tribunale ha nominato un consulente per la perizia grafologica, che ha dato ragione agli eredi, ma i legali del Comune (Paolo Vignola) e di Clelia Barozzi (Stefano Bettiol), cognata di Nerina De Toffol, cui il lascito assegnava una proprietà in via San Pietro, hanno eccepito che non si può chiedere l'annullamento di un testamento se nel frattempo si è data esecuzione alle disposizioni che contiene pur conoscendone le cause dell'invalidità. È la norma 590 del codice civile.

Il collegio giudicante (giudici Giacomelli – presidente - Montalto e Sandini), pur prendendo atto della perizia calligrafica e quindi ritenendo non valido il testamento di Nerina De Toffol, ha accolto l'eccezione formulata dai due avvocati e ha rigettato l'istanza degli eredi. Quindi Clelia Barozzi e il Comune possono entrare in possesso degli immobili che Nerina De Toffol aveva lasciato loro morendo. «È stata accolta la tesi difensiva e così si è liberato l'immobile che possiamo mettere sul mercato», annuncia con soddisfazione il sindaco Jacopo Massaro. C'era già stata un'asta, nel 2012, ma era andata deserta.

Era la dimora di campagna di Sebastiano Barozzi. Villa Barozzi si trova a Orzes. È stata per anni la dimora di campagna del patriota-letterato Sebastiano Barozzi. Il compendio settecentesco è composto da una abitazione padronale da 603 metri quadri, con due alloggi disposti su tre piani, e comprende una barchessa da 335 metri quadri e un ampio giardino. Il valore è importante: quando il Comune l'ha messa all'asta, nell'estate 2012, la base di partenza era di 942 mila euro. Con la sentenza, che è stata depositata lunedì, torna nelle disponibilità di Palazzo Rosso, che proverà a rivenderla per incamerare risorse. «Si tratta di un immobile di grande pregio, potrebbe essere di interesse per possibili acquirenti», continua Massaro.

La storia. La vicenda dell'eredità Barozzi inizia nel 2007, quando Nerina De Toffol, vedova di Piero Barozzi (appartenente a una delle famiglie più antiche della città), muore e il notaio di Pavia al quale si era rivolta rende pubblico il suo testamento. Lo aveva redatto la signora, olografo, nel 1997. Le ultime volontà della De Toffol sono chiare: lascia al Comune la villa di Orzes, alla cognata Clelia Barozzi una proprietà in via San Pietro e a due nipoti, Loris e Adriano De Toffol, una proprietà in via Prade. La sorella di Nerina De Toffol, Maria, in qualità di erede universale trascina in causa i destinatari del lascito, chiedendo di dichiarare la nullità del testamento. La difende l'avvocato Mario Spinazzè. Nel corso della causa Maria De Toffol muore, le subentrano i figli, Giuliana e Daniele Di Cola. Il Tribunale nomina un consulente per effettuare la perizia grafologica e questi conclude che chi ha scritto e firmato il testamento non è la stessa persona ad aver scritto la parola “Belluno” nella data del documento. Basta per dichiarare nullo il testamento. Ma i legali fanno leva sull'articolo 590 del codice civile e il collegio giudicante dà ragione al Comune e a Clelia Barozzi. Per gli eredi De Cola l'unica possibilità ora è fare appello alla sentenza.

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