Test Covid 19, laboratori allo stremo: «Più di così il sistema non regge»

BELLUNO
Quaranta tamponi Covid 19 a turno, 120 tamponi in dodici ore, più 60 tamponi circa su un’altra attrezzatura. Il laboratorio dell’ospedale di Belluno è capace attualmente di sfornare circa 180 tamponi al giorno, si aggiungono quelli di Feltre che fa almeno tre invii al giorno verso Belluno per le analisi (Agordo e Pieve pur avendo laboratori non sono ingaggiati).
I kit di reattivi iniziano a scarseggiare perchè i fornitori quelli sono; i pochi operatori si alternano ogni turno di 4 ore davanti a esami che si impennano di giorno in giorno. Si dovessero fare i tamponi a tutti gli abitanti, i due laboratori non sarebbero pronti a sostenere l’ondata di lavoro. Senza contare che nella Usl 1 sembra in atto uno scontro fra titani che in molti confermano sottotraccia: non si capisce perchè il lavoro non venga diviso fra i due laboratori di Feltre e Belluno ma debba essere questo ultimo ad accentrare i compiti a livello provinciale.
Nel frattempo la Fp Cgil lancia l’allarme sulla “tenuta del sistema”, avendo davanti un incremento vertiginoso di tamponi: «Ad allungarsi sono i tempi dei risultati: se prima si avevano in 12 ore, ora passano due o tre giorni» spiega Andrea Fiocco, Fp Cgil. «Impossibile, se non con implementazioni attuabili per consentire ai laboratori di operare».
Fiocco spiega di aver scritto alla direzione della Usl chiedendo un veloce potenziamento che metta in grado il sistema analisi di poter operare in fretta, di strumentazione ma soprattutto di operatori, magari con comande sui privati con il «Cura Italia»: con le nuove disposizioni i tamponi dei sospetti Covid19 sono diventati tre (il 1°, 7° e 14° giorno di potenziale incubazione di un soggetto) ma se si impiegano tre giorni i risultati, si rischia la diffusione dell’epidemia in quanto i soggetti continuano a lavorare. Il problema maggiore è per il personale sanitario.
«Le questioni sono due» puntualizza Andrea Fiocco. «Il contagio si sta allargando a macchia d’olio dentro l’Usl. Il primo caso di un lavoratore a Belluno, per esempio, trovato positivo dopo aver lavorato in azienda per alcuni giorni, ha costretto a effettuare 130 tamponi su tutti i lavoratori che avevano avuto un contatto di una certa consistenza con lui (essere stato sotto i 2 metri per alcuni minuti o aver lavorato nella stessa stanza)» scrive il sindacalista. «La prima scrematura non ha avuto positivi, ma al secondo giro di tamponi, ci sono stati almeno 2 positivi, e quindi è ripartita la ricognizione di coloro che hanno avuto contatti con gli altri 2 operatori. Ricordiamo che il protocollo in questo momento prevede 3 tamponi per chi ha avuto contatti e non risulta positivo, nell’arco dei 14 giorni di finestra (al 1°, 7°e 14° giorno), e solo dopo si può considerare non-contagiata quella persona, che nel frattempo continua a lavorare, pur dotata di mascherina chirurgica. Fenomeni analoghi abbiamo avuto a Feltre (anche se è stato il primo caso, gestito con protocolli diversi), e Agordo, dove sembra che i contagi tra lavoratori siano di più (almeno 9 operatori). Tutto ciò aumenta la richiesta di analisi di tamponi».
Secondo: «La campagna di tamponi promossa dalla Regione, su cui come Cgil siamo d’accordo, e che va secondo noi rivolta innanzitutto a tutti i lavoratori della sanità e delle strutture residenziali, prevede un nuovo grosso impegno di tutti gli attori in campo. Questi 2 fenomeni stanno aumentando esponenzialmente il carico di lavoro per il laboratorio analisi dell’Usl. Ci siamo accorti che, nel giro di 10 giorni, preoccupati dell’esito dei tamponi dei lavoratori che si rivolgevano a noi, il tempo tra il tampone e il referto si è dilatato. Se inizialmente in 12 ore si aveva la risposta, oggi attendiamo 2-3 giorni, e nel frattempo questi operatori continuano a lavorare. Ricordiamo che gli operatori positivi in Usl 1 sono 30 (dati raccolti da noi, non avendo informazioni ufficiali in tal senso aggiornate), così divisi: 10 medici 12 infermieri 7 oss e 1 fisioterapista».
Ed è solo il laboratorio di Belluno «che si sta occupando dell’analisi molecolare, con apparecchi su cui lavorano solo 4-5 tecnici di laboratorio»: «La capacità di risposta, secondo dati ricostruiti da noi, va dai 120 ai 180 esami al giorno».
Impossibile fare i 360 annunciati dalla Regione nel caso in cui si facessero a tutti. Il sistema sarebbe da potenziare. È «interessante capire se le altre macchine presenti nei due servizi di Anatomia Patologica di Belluno e di Feltre possano, implementate, farsi carico di una parte del lavoro, e se la formazione di un numero ulteriore di tecnici e biologi possa garantire» maggiori prestazioni. Presto le infermiere di Agordo supporteranno il Laboratorio di Belluno, ma è sui tecnici e i biologi e sulle macchine che va fatto un ragionamento approfondito. Crediamo che se c’è margine su questo fronte, ce la si può fare, altrimenti la situazione può farsi davvero complicata». —
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