Staunovo e la vicepresidenza: «Ci sono temi più importanti»
Il nuovo presidente della Provincia dopo gli attacchi dei consiglieri: «È così determinante il nome affinché il consiglio lavori per il territorio?»

«È così determinante il nome del vicepresidente affinché il consiglio lavori per il bene del territorio?». Il presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco, interviene nel dibattito politico riguardante la scelta della vicepresidenza dell’ente bellunese. Per Staunovo, particolarmente sorpreso dal diktat impresso da Forza Italia, i temi da affrontare oggi non sono le poltrone, ma il caso Dolomitibus e le numerose sfide che attendono il Bellunese: «Certo che con una maggioranza poco compatta e composta da due anime differenti è tutto più complicato».
Staunovo, ha per caso scelto il vicepresidente?
«No».
Bene, saranno felici i suoi consiglieri.
«L’uscita di Forza Italia mi ha sorpreso molto, se devo essere onesto. Conoscono bene i numeri che ci sono in consiglio provinciale: non sono quelli del mandato precedente dove c’era una maggioranza forte».
Non a caso, il Gruppo dei civici ha subito replicato.
«Più volte hanno rivendicato una posizione di vicepresidenza piena, salvo poi retrocedere con questa nuova proposta, ovvero la doppia vicepresidenza».
Quindi passeremo da non avere un vicepresidente ad averne due?
«Vedremo, potrebbe essere una soluzione: solo che i due vicepresidenti indicati sono entrambi dell’Alpago».
E quindi?
«Si può fare tutto, ma bisogna tenere in considerazione anche l’aspetto territoriale: vogliamo veramente avere due vicepresidenti in Provincia che rappresentano lo stesso consiglio comunale? E il resto del territorio?».
In effetti...
«Se sarà doppio, sarebbe opportuno inserire due figure di realtà differenti e non dello stesso Comune, altrimenti diventa una forzatura».
Ok, ma non sta prendendo un po’ troppo tempo per la scelta?
«Non è questione di tempo, è questione di fare le cose come si deve».
Quale è il problema oggi e come si esce questo impasse?
«Fatichiamo a mettere insieme le due anime della maggioranza: forse servirà una forzatura, con tutte le conseguenze del caso».
Anche il Gruppo Futura si è fatto sentire.
«Ricordo a Sindi Manushi che il Gruppo Futura ha rinunciato alle deleghe che gli sono state proposte. Le deleghe andavano ad alleviare il lavoro di tutto il consiglio, ma di fatto non le hanno accettate. Quindi, ad oggi, ci sono sette persone che hanno delle deleghe e quattro persone che non hanno voluto prendersi delle responsabilità».
Vi accusano di non lavorare abbastanza.
«Stiamo lavorando assiduamente e in maniera costante, ogni giorno».
Ma l’ex presidente Bottacin parla di Provincia immobile.
«Non so a cosa si riferisca di preciso, ma posso dire che noi stiamo lavorando tutti i giorni ben più delle canoniche 8 ore al giorno, compresi sabati e domeniche. Affrontiamo anche il tema delle risorse aggiuntive arrivate a metà luglio 2026 nelle casse della Provincia. Dire che siamo immobili non è corretto».
A cosa state lavorando?
«Nel giro di due/tre mesi proporremo un piano degli investimenti, che riguarda anche il welfare territoriale, da inserire nel bilancio previsionale».
Ok, ma quindi perché si è creato tutto questo accanimento sulle scelte del presidente?
«Non ne ho la più pallida idea e non voglio fare supposizioni, ma vi faccio questa domanda: questa vicepresidenza può dare un valore aggiunto alla provincia? È così determinante il nome del vicepresidente affinché il consiglio lavori bene?
Per qualcuno si.
«Secondo me no, come non era determinante il nome del presidente che però è stato votato».
Ma serve un vicepresidente?
«Potrebbe anche non essere nominato, ma visto che il tema è stato risollevato ci siederemo ad un tavolo e ne parleremo. Ma qualsiasi decisione prenderò, qualcuno sarà scontento».
Quindi cosa farà?
«Visto che i numeri della maggioranza sono tenuti in piedi da due anime, forse servirà una condivisione, ma non è assolutamente determinante ai fini dell’operatività in Provincia».
State lavorando sui temi spinosi come Dolomitibus?
«Lo stiamo affrontando con riunioni ogni due giorni, con i sindacati, con gli operatori economici del territorio e con le scuole. Poi ci sono altre partite importantissime, dal Nevegal a tante altre cose ed iniziative private dove la Provincia ha dei compiti precisi nell’ambito delle autorizzazioni».
Si aspettava tutta questa pressione?
«Non ho mai fatto il presidente della Provincia, ma senza una maggioranza chiara è tutto più complicato. C’è bisogno di molta più mediazione all’intero dei gruppi e questo a volte devia l’attenzione dalle cose più importanti».
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