“Spesa a casa”, la minoranza spara a zero sul sindaco

«Ci sono negozi quassù che si arrabattano 12 mesi l’anno per tirare avanti e lui in questo momento difficile chiede di affidarsi alla grande distribuzione»

VAL DI ZOLDO

Il coronavirus non frena le polemiche neppure a Val di Zoldo. Da una parte il sindaco Camillo De Pellegrin, che nei giorni scorsi ha lanciato a nome dell’Amministrazione una iniziativa denominata “spesa a domicilio” per alleviare il disagio, soprattutto economico, segnalato da più parti sul territorio; dall’altra il gruppo consigliare di minoranza “Zoldo la mia Val” che, per bocca del capogruppo Roberto Molin Pradel, ha contestato l’iniziativa richiedendone l’immediato annullamento. Al centro della vicenda è finita, suo malgrado, una «nota catena di supermercati bellunesi», si legge nella nota della minoranza. Il motivo non sta nella pubblicità quanto nel presunto voltafaccia messo in atto dal primo cittadino nei confronti delle piccole attività di generi alimentari, compresi macelleria e negozi di frutta e verdura operanti, tra le mille difficoltà tipiche della vita di montagna, in val di Zoldo.

«Siamo convinti che un ente pubblico sia tenuto alla massima neutralità nei confronti delle imprese private e debba avere il buonsenso di sostenere le attività di valle», dice la minoranza, «è sbagliato mettere a disposizione uffici comunali, numero di telefono pubblico, un indirizzo email pubblico e dei dipendenti pubblici per raccogliere la lista della spesa da inviare ad un grosso supermercato fuori valle, motivando tale disponibilità con la volontà di offrire l’opportunità di prezzi più convenienti e maggior scelta rispetto ai negozi di valle. Siamo in una fase di grave emergenza sanitaria e proprio per questo l’Amministrazione dovrebbe aiutare i cittadini a gestire e a metabolizzare i cambiamenti del proprio stile di vita, non farsi da tramite per acquistare viveri al supermercato in città. I nostri negozi di alimentari, così come tutte le attività commerciali della valle, sono da sostenere e supportare in ogni modo perché, con enormi sforzi e grandi difficoltà, resistono e restano presidi aperti tutti i giorni, dodici mesi l’anno, garantendo un servizio anche e soprattutto alle fasce più deboli, a quelli che non hanno l’auto o la possibilità di raggiungere i grandi centri commerciali» .

L’accalorata analisi va avanti chiamando in causa i recenti decreti ministeriali in materia di sostegno alla popolazione in difficoltà.

«Ci chiediamo perché il sindaco non abbia pensato di fare politica sociale attraverso gli strumenti che lo Stato gli mette a disposizione per sostenere gli imprenditori locali e aiutare le famiglie anziché aiutare a far cassa un già grosso supermercato, estraneo e insensibile alle dinamiche sociali ed economiche di val di Zoldo», è la domanda avanzata dalla stessa minoranza senza troppi giri di parole. «La decisione lascia trasparire un messaggio non certo rassicurante per le piccole botteghe dei nostri paesi perché l’emergenza finirà prima o poi e i negozianti di Zoldo torneranno a dover fare i conti con le solite brevi stagioni turistiche e il resto dei mesi a lottare per resistere alla crisi. Non vediamo lungimiranza nell’iniziativa dell’Amministrazione, né sensibilità alcuna, se non ci si rende conto dell’importanza fondamentale che hanno i piccoli negozi per il tessuto sociale, ormai già fortemente impoverito della nostra valle». —

Gianluca De Rosa

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