Spadafora assicura «La legge olimpica sarà pronta entro fine anno»
Non c’è dubbio: la preoccupazione del momento, per chi ha le mani in pasta nella preparazione dei Giochi invernali del 2026, è la legge olimpica, indispensabile per operare nella legalità, per affrontare con la necessaria efficacia le problematiche fiscali e, più in generale, l’organizzazione dell’evento.
Il presidente della Regione, Luca Zaia, anche ieri ha pigiato sull’acceleratore.
Lo ha fatto davanti al premier Giuseppe Conte, al ministro Spadafora, al presidente del Coni, Giovanni Malagò, a tutti i colleghi del tandem Milano Cortina.
«È fondamentale che il Governo ci dia una legge olimpica che sia tonica e che ci permetta di lavorare bene», ha detto, «dobbiamo essere operativi nella legalità. Niente, insomma, ufficio complicazioni affari semplici».
È la iattura dei grandi eventi, anche sportivi. Basti pensare alle complicazioni che si sono dovute affrontare con i Mondiali di sci.
La legge tanto attesa doveva essere pronta a fine novembre, Spadafora assicura che lo sarà entro la conclusione dell’anno. Ma succederà proprio così? C’è chi nutre qualche dubbio.
«Non stiamo facendo pressione. Meglio una legge buona, che consenta di non avere problemi in futuro, piuttosto che una fatta in fretta», rilevava nei giorni scorsi, durante la visita della delegazione Cio a Milano, la finlandese Sari Essayah, a capo della commissione di coordinamento dei Giochi, ex marciatrice che conosce bene i tempi della politica visto che è stata eletta nel parlamento del suo Paese e in quello europeo. L’unica urgenza indicata per ora dal Cio è la pianificazione della legacy, ossia come gestire l’eredità infrastrutturale e non solo della manifestazione: bisogna iniziare a pensarci da subito, anche prima di realizzare le opere. Malagò ha fatto intendere che se ci fosse uno slittamento a gennaio non sarebbe la fine del mondo. Ma oltre no. Zaia, ieri, si è raccomandato con Conte. E il presidente del Consiglio ha assicurato, davanti a tutti: «Lavoreremo insieme. Faremo tutto quello che c’è da fare». Anche perché – ha tenuto a precisare – le Olimpiadi «saranno occasioni irripetibili anche per lo sviluppo sostenibile delle città». E, dunque, «costruiremo nuovi impianti». Ma anche per questo occorre la legge. La legge e una società ad hoc, come ha puntualizzato il ministro Spadafora; che, come noto, nei giorni scorsi ha promesso negli anni un miliardo di investimenti (il decreto è passato ieri alla Camera).
«La ministra De Micheli si sta occupando di questa cosa, nascerà una societa pubblica, non la Fondazione, che gestirà le opere pubbliche. Si vedrà di quante risorse c’è bisogno. Il tema del quanto è relativo: bisogna capire il come», ha puntualizzato Spadafora , «ma bisogna fare attenzione, non strumentalizzare le cifre: leggiamo le carte, analizziamo e vediamo bene. Se, come sembra», ha specificato, «sono opere che servono molto alle comunità locali, a creare infrastrutture che prima non c’erano, a collegare città, penso che questo diventi un investimento per i territori, al di là delle Olimpiadi». Come dire che stop pregiudiziali non ce ne dovrebbero essere. Il tutto, ben s’intende, sotto il segno della sostenibilità. —
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