Sospirolo 1989, un’armata imbattibile

SOSPIROLO. Quello targato 1988-1989 verrà ricordato, almeno negli annali del calcio bellunese, come il campionato in cui una squadra, il Sospirolo, chiuse la Seconda senza subire nemmeno una sconfitta. E, di conseguenza, riuscì a centrare la Prima categoria, quasi trent’anni or sono, all’indomani della fusione con la Virtus 2000.
Alla guida della squadra si insediò Ivo Imbolito. Il direttore sportivo, invece, era Giuseppe De Donà. Nella rosa figuravano, tra gli altri, Alessandro De Donà, Maurizio Pasianotto e Claudio De Bon. Già, De Bon. Che qualcuno, quell’anno, osò addirittura soprannominare “Maradona”, in quello che rappresenta con ogni probabilità l’episodio più curioso dell’intera stagione.
«Era ancora inverno – racconta l’allora allenatore del Sospirolo, Imbolito – ed eravamo scesi a giocare ad Oné di Fonte. Si giocava alle due e mezza. Arrivati giù ci accorgemmo che Claudio De Bon aveva dimenticato il documento d’identità e, dunque, non poteva giocare. Il tempo era stretto, ma riuscimmo a far ritardare di 45’ l’inizio della partita e, nel frattempo, qualcuno tornò indietro a recuperare la carta d’identità. Nel frattempo gli avversari ci chiesero: ma chi aspettate, Maradona? Finalmente la partita poté iniziare, De Bon giocò e vincemmo 4-1 con tre gol suoi. A fine gara gli avversari vennero a scusarsi e ci dissero: ci eravamo sbagliati di poco».
Fu, quella, una stagione contraddistinta da grandi vittorie ma, testimoniano i protagonisti di allora, anche da grandi feste.
«Ogni domenica – spiegano – festeggiavamo come se avessimo vinto il campionato».
Ma fu anche la stagione in cui il Sospirolo inflisse ai “cugini” e storici rivali del Fiori Barp 33 punti di distacco. Al termine della stagione, i sospirolesi salirono in Prima categoria, i sedicensi retrocedettero. Nonostante l’incredibile filotto di risultati positivi, ci fu chi, come il ds De Donà, riuscì a collezionare diverse espulsioni, come lui stesso racconta con autoironia.
«Quella fu un’annata piuttosto particolare. I ricordi sono tanti – commenta Giuseppe De Donà – ma è difficile riuscire a riordinarli su due piedi, perché si rischia di tralasciare cose importanti. Comunque, in quella stagione ci furono sicuramente tante mie espulsioni dalla panchina. Nonostante vincessimo quasi sempre, eravamo tutti tesi, tutti concentrati sulla partita e, per questo, c’era parecchio coinvolgimento. Ricordo poi che una volta l’allenatore Imbolito, costretto a fare a meno del portiere titolare, decise di far giocare sì il numero 12, ma senza portare alcun sostituto in panchina. Rimasi allibito ma lui mi spiegò le sue ragioni e mi convinse. Lo fece, se ben ricordo, per responsabilizzare chi andava in campo». (n. p.)
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