«Sopravvisse alla ritirata e la raccontava con rispetto per chi non c’era più»

Lamon piange il reduce di Russia Da Rugna 

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«Con “Bepi” Da Rugna se ne va una pagina di storia, una persona che nella sua umiltà e semplicità aveva il carisma dell’uomo che ne aveva passate di tutti i colori e che sapeva affrontare la vita con ottimismo».

L’ultimo testimone lamonese della campagna di Russia viene ricordato così da Carlo Balestra, autore del libro “Fratelli nella notte” dove tra i racconti dei reduci della seconda guerra mondiale c’è anche quello di Giuseppe Da Rugna. “Bepi Naja” nel 1942 aveva vent’anni (ne avrebbe compiuti 98 in ottobre) quando partì per la Russia, come alpino del battaglione Val Cismon.

«Non avrei mai pensato, di lì a pochi mesi, di vivere il tragico momento della ritirata dal Don», ha raccontato nel libro d Balestra, che lo descrive come «un uomo di carisma, ma anche spiritoso. Era sempre presente alle feste degli alpini con la moglie, un punto di riferimento per il gruppo di Lamon».

Lo conferma il capogruppo Ana dell’altopiano, Italo Poletti: «Era la nostra bandiera, onnipresente alle nostre iniziative. Ha sempre contribuito alla colletta alimentare, l’ultima volta a 92 anni suonati». È stato lui, nel 2006, a promuovere la realizzazione del monumento ai caduti in Russi. Voleva che i 54 compaesani che non ce l’hanno fatta a tornare non venissero dimenticati. Da Rugna ci è riuscito superando infinite difficoltà e sofferenze, in mezzo al grande freddo.

«Ha compiuto i suoi vent’anni in Russia, lo chiamavano il Balilla perché era giovane», dice Balestra, ex presidente dell’Ana Feltre e ora vicepresidente della sezione. «Bepi Da Rugna parlava sempre con delicatezza, per rispetto di quelli che non c’erano più. Questo è l’aspetto del suo racconto che mi ha colpito di più. Un personaggio che sicuramente a Lamon lascia un segno». —

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