Sisley, maggio ultima chiamata

Gravina: «Il tempo è agli sgoccioli. O si muove qualcosa o Belluno resterà senza serie A»
Di Eros De Barba
Conferenza stampa di fine stagione della Sisley
Conferenza stampa di fine stagione della Sisley

BELLUNO. «Il progetto c'è ma manca ancora un paio di aziende trainanti»; tradotto: non è una chiusura definitiva, ma poco ci manca se non si farà avanti qualcuno, e in tempi rapidi. La Sisley della famiglia Benetton in quanto sponsor, e si sapeva, cessa la propria attività; la squadra, e qui del contrario risiedono le ultime speranze del pallavolisticamente parlando appassionato popolo bellunese, ha un futuro ancora avvolto nella nebbia di una conferenza stampa che ha offerto tanta carne al fuoco delle speranze di Belluno.

Speranze, non illusioni, che vivono su un progetto interessante insidiato però da un tempo che scorre inesorabile.

Maggio ultima chiamata. Nella cornice offerta dall'hotel Villa Carpenada, è andato in scena quello che doveva essere l'ultimo atto della pallavolo di A1 a Belluno.

Lo è stato soltanto a metà, per un semplice motivo: la stagione 2011/12 è andata in archivio, ma per quella ventura non sono arrivate le tanto temute parole, del tipo «siamo costretti ad abbandonare Belluno»; forse un ulteriore procrastinare un destino già scritto, forse un rimandare al 30 giugno (data dell'uscita definitiva dalla scena pallavolistica dell'attuale presidente Andrea Benetton) un qualcosa di inevitabile. Intanto, però, Belluno può ancora nutrire un lumicino di speranza e di attesa per un'altra annata nel massimo campionato nazionale.

«Il tempo è agli sgoccioli», ha spiegato il general manager orogranata Pasquale Gravina, «ed è inutile creare false aspettative; ci siamo spesi durante tutto l'inverno, con Mario Bez e l'avvocato Elisabetta Frate, per contattare tantissime aziende. Ad oggi, abbiamo una “dead line” che è a metà giugno e coincide con il termine per le iscrizioni al prossimo campionato. Ma per metà, massimo fine maggio, o si sblocca la situazione o la pallavolo di alto livello dovrà lasciare Belluno».

Il progetto. Chiaramente, però, atleti e staff non possono aspettare troppo.

«Tutti i giocatori hanno dato la loro disponibilità a rimanere; nessuno ha detto “voglio andare via”. Certo è che se fossi in loro aspetterei ancora un po', ma non oltre metà maggio, per cercarmi una nuova sistemazione. Il progetto consortile è quello che stiamo cercando di mettere in piedi: non una azienda che dà tanto, ma tante che danno poco, di modo da richiedere uno sforzo piccolo. La questione è che le aziende non sponsorizzerebbero la squadra soltanto, ma la controllerebbero, allungando poi la proprietà ai tifosi con un azionariato popolare: la squadra come patrimonio della collettività. Allo stato attuale delle cose, le aziende ci sono, di concreto c'è la volontà di aderire al progetto; ciò che manca sono una, due aziende che facciano da capofila per accelerare il processo». E il tempo stringe.

Sport sostenibile. Questo progetto sarebbe un modello, per Belluno e per l'Italia intera, e non solo del volley, di sostenibilità sportiva.

«Le aziende devono giustamente guardare ai bilanci, ma quelle con più possibilità guardino oltre lo sport, all'opportunità che si possono aprire alle famiglie di un territorio come quello bellunese. Noi non abbiamo mai cercato alternative a Belluno; sono state altre piazze a contattarci».

Scuole e visibilità. La Sisley non è stata soltanto grande volley. Lo dimostra il progetto “Dietro alla pallavolo”, che ha coinvolto 1200 studenti delle scuole superiori di Belluno, Feltre, Pieve di Cadore ed Agordo con 45 ore complessive di conferenze; lo dimostrano le oltre 22 ore e mezza di diretta (tra Rai Sport e Sportube.tv) nelle quali il nome di Belluno ha raggiunto l'intera penisola; lo dimostrano, ancora, le cifre riguardanti sia il movimento economico portato agli hotel bellunesi, sia il numero di tifosi in giro per l'Italia che ha avuto a che fare col nome Sisley Belluno durante questa stagione (5500 soltanto a Roma per le final 4 di coppa Italia), sia di quelli che Belluno l'hanno conosciuta e visitata grazie ad un'avventura che non è ancora finita.

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FOTO DELLA CONFERENZA

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