Sinergie, sostenibilità e accessibilità nel Piano strategico per la montagna

Il documento fissa gli obiettivi e analizza i maggiori elementi di freno. Nasce il Mountain Concierge
Irene Aliprandi

Diversificazione, sostenibilità e attivazione di logiche di distretto. Sono questi i macro obiettivi che il Piano nazionale strategico del turismo 2023-2027 detta per la montagna. Dopo il parere favorevole espresso dalla Conferenza permanente Stato-Regioni a marzo, ad aprile il documento è passato alle Camere e con questa settimana si sono esaurite le audizioni, concluse nella mattinata di ieri in IX Commissione – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare in Senato. Soddisfatto per l’andamento delle operazioni il presidente della Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo: «In questi giorni, abbiamo svolto un gran lavoro: lunedì abbiamo audito 37 tra associazioni ed esperti del settore, la scorsa settimana ne abbiamo ricevute altre 14 e ieri abbiamo concluso con le ultime quattro. La fine dei lavori permetterà alla commissione di poter elaborare ed esprimere il proprio parere già nel corso della prossima settimana».

Il Piano prende in analisi l’intero comparto partendo dai cambiamenti avvenuti in seguito alla pandemia, che ha penalizzato il settore più di molti altri e per un periodo più lungo. In più punti viene citato l’appuntamento olimpico di Cortina 2026 come uno degli eventi più importanti del quadriennio.

«Il piano detta la linea in maniera molto chiara e per la montagna offre parecchie possibilità di veder declinare azioni sul turismo sostenibile, ad esempio, ma anche per quello esperienziale o culturale», spiega ancora De Carlo.

Tra gli obiettivi si considerano due aspetti: sviluppo della competitività e dell’attrattività delle destinazioni montane da un lato e dall’altro la necessità di superare i fattori di freno. Più in generale, la policy per la montagna individua una serie di azioni: promuovere la diversificazione delle esperienze turistiche; rafforzare la dimensione culturale dell’offerta; potenziare l’accessibilità e la sicurezza della pratica sportiva e la sostenibilità delle attività collegate; e favorire la destagionalizzazione dei sistemi di offerta.

Sul secondo fronte, invece, si dovrà lavorare per rendere più efficiente la governance turistica dei sistemi; favorire sinergie e connessioni tra territori; supportare la competitività degli operatori della ricettività e lo sviluppo di strumenti e soluzioni digitali; efficientare il funzionamento del mercato del lavoro in territori con quote rilevanti di lavoro occasionale e stagionale.

E proprio la difficoltà di reperire personale è uno dei punti deboli evidenziati nel piano, che sottolinea gli elementi che stanno frenando lo sviluppo turistico montano: le destinazioni meno consolidate faticano a tenere il passo di quelle più note per limitata disponibilità di risorse umane ed economiche; e non sempre l’offerta ricettiva si adatta a una domanda esigente in fatto di servizi e selettiva rispetto alla qualità. Il modello, spesso vincente, della gestione familiare è dunque chiamato a un salto di qualità sul piano gestionale, manageriale e della visione, pur conservando la propria natura identitaria. Infine l’accessibilità dall’esterno alle località turistiche rappresenta ancora una barriera all’entrata, ma più spesso appare critica la mobilità interna ai comprensori di montagna, con effetti di freno alla creazione di network territoriali competitivi. Ciò su cui gli operatori devono puntare per intercettare i nuovi trend della domanda e rafforzare la competitività e l’attrattività è fare della visita ai luoghi di montagna un’esperienza indimenticabile, secondo la logica del never-ending tourism.

Dal punto di vista della governance, il piano spinge ad avviare tavoli di concertazione tra i territori verso una logica di distretto e sotto il profilo della sicurezza avanza l’ipotesi di costruire un piano complessivo di intervento in materia di sicurezza degli impianti a fune, al fine di snellire gli iter di controllo periodico e di revisione, e progettare forme di supporto agli investimenti in sicurezza.

Gli ultimi obiettivi riguardano il sostegno alle professioni e la sostenibilità, spingendo sulla formazione di professionisti di alto profilo specializzati nell’accoglienza per i territori montani, con la prospettiva di creare un albo di Mountain Concierge; e operare per la sostenibilità della Montagna Bianca attraverso il contenimento dei consumi energetici degli impianti a fune, dei mezzi di manutenzione piste e dei consumi idrici nell’innevamento artificiale.

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