Simionato, i pattini al... chiodo

L'atleta cadorina lascia l'attività agonistica dopo i molti successi
Chiara Simionato alla cerimonia inaugurale dei Giochi 2010
Chiara Simionato alla cerimonia inaugurale dei Giochi 2010
 
DANZICA (Polonia)
. Lo sguardo è fisso all'acqua del golfo di Danzica, gli occhi sono lucidi, rossi, tormentati dall'allergia ai pollini, la voce è rotta dalla commozione nel pronunciare: «lo sai, ho deciso di ritirarmi».  Una scelta molto sofferta che era nell'aria da parecchio tempo. Nessuno però voleva crederci.  Chiara Simionato, la più grande atleta della storia del pattinaggio velocità italiano, ha preso la difficile decisione di chiudere la sua carriera.  Lo ha annunciato dal salotto dell'appartamento dove vive il suo fidanzato Terry nel quartiere di Sopot, ad una manciata di chilometri dal capoluogo del voivodato della Pomerania. In questi giorni la 35enne pattinatrice di Pieve di Cadore è andata a trovarlo perché lui, già preparatore atletico del campione olimpico di scherma Matteo Tagliariol, lavora al seguito dell'Atom Trefl Sopot, team di pallavolo femminile attualmente secondo nella Plus Liga polacca (serie A).  «E' stata una decisione non facile da prendere, ma ho sentito che era arrivato il momento di smettere. Mi dispiace lasciare, avrei voluto dare ancora di più», tuona Chiara davanti ad una tazza di tè dopo la passeggiata sulle rive del mar Baltico.  
Cosa l'ha spinta a ritirarsi?  
«Dopo l'infortunio nel gennaio 2008 in allenamento a Baselga di Pinè (rottura tendine semimembranoso sinistro, ndr) ho voluto provare a tornare ad alti livelli. Ho sempre insistito in questi tre anni, ma l'entità dell'incidente ha contribuito notevolmente sia sotto l'aspetto fisico sia psicologico - rivela la Simionato -. E' stato un po' frustrante non essere più competitiva. E' difficile smettere e so che soffrirò nel vedere le gare dall'esterno».  
Quale sarà il momento della sua carriera che ricorderà con maggior piacere?  
«Devo dire che ce ne sono stati tanti. Il più bello è sicuramente quando nel gennaio 2005 a Salt Lake City sono arrivata a soli sei centesimi dal record del mondo sui 1000 metri. L'anno successivo è arrivato il bronzo ai Mondiali sprint di Heerenveen, la mia unica medaglia importante. Ci sono poi le vittorie in Coppa del mondo, insomma tanti episodi, tante gare».  
La delusione più grande?  
«Non ho dubbi. Le Olimpiadi di Torino nel 2006, quando ancor oggi non so cosa sia accaduto. Tutti mi davano sul podio sui 1000 se non addirittura sul gradino più alto. Invece, è arrivato un inspiegabile tredicesimo posto - ricorda amareggiata Chiara che ha preso parte a tre Giochi olimpici -. Quella gara non mi sono più sentita di rivederla in televisione».
 Cosa le ha dato il suo allenatore Giorgio Baroni?  
«Giorgio mi ha dato un sacco di cose. Posso considerarlo l'unico allenatore della mia carriera. Con lui mi trovavo in sintonia su tutto, dalla comunicazione alla fiducia reciproca. Lui era capace di capirmi in ogni situazione. Mi ha fatto trovare fiducia in me stessa».
E Maurizio Marchetto, il direttore sportivo spesso contestato?  
«Assolutamente negativa. Negli anni che andavo forte, a parità di condizione, forse con un altro allenatore avrei dato molto di più».  
Cosa farà in futuro?  
«Sono grata alla Forestale che nel 2007 mi ha arruolato tra le sua fila. Devo dire che c'è un gruppo di giovani molto interessante, mentre la squadra maschile assoluta per il momento pare abbia perso un po' d'identità. Tramite la mia società mi sono proposta di lavorare con i giovani, mi piacerebbe appoggiare le leve del pattinaggio velocità. Vorrei aiutare a far crescere i ragazzi - spiega Chiara che è iscritta al terzo anno di Scienze motorie all'università di Verona - Bisogna consentire la crescita. Io ho fatto tutto da sola con molta testardaggine che al giorno d'oggi è difficile trovare».  Quello di Chiara Simionato, per tutti «Ciana», è un ritiro col sapore della malinconia.

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