Si pensa a riattivare il Fondo di solidarietà

BELLUNO. Sono diverse in provincia di Belluno, le realtà che si occupano di chi si trova in situazione di disagio economico. Qualche anno fa l’associazione Insieme Si Può ha dato vita a un fondo a...

BELLUNO. Sono diverse in provincia di Belluno, le realtà che si occupano di chi si trova in situazione di disagio economico. Qualche anno fa l’associazione Insieme Si Può ha dato vita a un fondo a sostegno delle persone rimaste senza un lavoro, per aiutarle nel pagamento delle spese più rilevanti, dalle bollette all’affitto. Nel 2015 le famiglie supportate sono state 151, quest’anno, al 31 ottobre, erano già più di 140. «Crediamo che il trend si confermerà quello dell’anno scorso», precisa Francesco De Bon che si occupa del fondo. «Ma quest’anno sono aumentate le famiglie italiane, anch e se a predominare sono gli stranieri».

Ad aver ideato un sistema per far trovare un lavoro a chi ne è sprovvisto è stato don Rinaldo Sommacal (nella foto), fino a qualche mese fa parroco del Duomo di Belluno. Il sacerdote ha dato vita al Cantiere della Provvidenza, che solo l’anno scorso, ha portato a un colloquio di lavoro una trentina delle 44 persone segnalate da Caritas e parrocchie (per lo più con famiglia a carico senza reddito o senza fissa dimora). «Inoltre, al 31 dicembre 2015 hanno lavorato all'interno del progetto San Martino 15 persone per un totale di 2.564 ore retribuite a voucher e 2.575 ore da lavoro dipendente. Per tre di loro, infatti, durante l'anno si è passati da una prestazione tramite i voucher a un’assunzione a tempo indeterminato a tutele crescenti», dicono dal Cantiere. Anche i sindacati e le associazioni di categoria nell’immediatezza della crisi avevano aperto Il Fondo di solidarietà. Fondo che è stato chiuso nell’aprile scorso, ma che la Cisl sta cercando di riattivare pensando ad altre modalità rispetto all’originale e facendo leva su una rete di soggetti più vasta.

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