Scuole e una villa abbandonate via Gresal dev’essere allargata

Belluno. Alla periferia dell’impero, in una frazione divisa fra Sedico e Belluno. A Vignole si vive così: con una strada a fare da confine, nella maggior parte del paese. Capita anche che ci sia chi dorme in comune di Belluno ma parcheggi l’auto nel garage... in comune di Sedico. Ma a Vignole e Orzes i problemi non sono solo di natura urbanistica: c’è una strada che aspetta da anni di essere allargata e asfaltata, c’è l’ex latteria che sta per crollare. La vecchia scuola elementare è chiusa da quasi 30 anni e non c’è alcun progetto per il suo riutilizzo. «Un peccato, si potrebbe coinvolgere l’Ater e ricavarne degli alloggi», racconta Roberto Maraga.
L’ex sindaco di Sedico è nato e cresciuto a Vignole, ci mostra il “campo sportivo” (un prato con due porte arrugginite, senza rete e senza recinzione) e ci accompagna nel tour delle frazioni all’estrema periferia del comune di Belluno. «Solo per dare voce al paese», premette, «perché finora l’unico ad averlo fatto, inascoltato, è stato Franco Roccon».
Il tour inizia dalla rotatoria sulla Sr 203, quella che porta al Mas. «Qui siamo in comune di Belluno», spiega Maraga. «A fare da confine è il rio Salsa». Ma all’interno della frazione, basta una strada per determinare chi debba pagare l’Imu al comune di Sedico e chi a quello di Belluno. E proprio da una strada inizia l’analisi delle problematiche. Via Gresal. Per metà è in territorio di Sedico, e il Comune l’ha allargata tanto da consentire a due auto di poter transitare nello stesso momento. «Quello di Belluno ha interrotto l’intervento a metà», spiega Maraga. «Un pezzo era stato sistemato quando era presidente dell’Unione montana Giorgio De Bona. Tutti i proprietari dei terreni sono disposti a cedere una porzione di terra per allargare questa strada, ma non si riesce a completare l’operazione».
L’ultima opera stradale di un certo rilievo realizzata in queste frazioni è l’allargamento della curva lungo la salita che da Vignole porta ad Orzes. Era il 1984. «E gli asfalti non sappiamo neanche cosa siano. Da anni».
In cima alla strada ecco le scuole elementari. Sono chiuse dall’inizio degli anni ’90. «L’edificio è nel patrimonio del Comune di Belluno, perché non si valuta di coinvolgere l’Ater per riqualificarlo, magari riservando uno spazio alla frazione?». Sarebbe necessario, visto che ad Orzes non ci sono spazi di incontro. «E gli ultimi incontri con l’amministrazione, anche per questo motivo, risalgono all’epoca del sindaco Fistarol», aggiunge Maraga.
Arriviamo al cimitero, che è stato sistemato di recente. Nuovo il muretto, nuova la scalinata che porta ad una porzione del campo santo. Qui è la tomba di Sebastiano Barozzi che meriterebbe una migliore valorizzazione. Poco distante c’è villa Barozzi, anche questa di proprietà del Comune per lascito testamentario. Erba alta, piante che nascondono l’edificio e accanto al cancello le campane per la raccolta dei rifiuti: «Si può lasciare un simile bene in queste condizioni?», si chiede Maraga.
Voltando lo sguardo si incontra la ex latteria frazionale. Abbandonata da decenni, sta crollando. «Eravamo riusciti a trovare tutti i soci conferitori, che erano disposti a cederla al Comune per un euro ciascuno», conclude Maraga. «Ma Palazzo Rosso non ha mai voluto prendersela in carico». —
A.F.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








