Sarajevo, l’oro di Paoletta nei Giochi della concordia prima degli anni di guerra
L’INCONTRO
Nella giornata in cui la bergamasca Sofia Goggia ha trionfato nella discesa libera di Cdm di Cortina, un’altra bergamasca, la prima sciatrice italiana a vincere un oro olimpico, è stata ospite di Francesco Chiamulera a “Una montagna di libri”. Paola Magoni ha ricordato la sua medaglia, conquistata appena 19enne, durante la presentazione del libro di Lorenzo Fabiano “Sarajevo’84– i giorni della concordia”.
«Facevo delle buonissime manche quando sono partita per Sarajevo; ero in gran forma, sciavo bene, dovevo solamente riuscire a metterne insieme due. Lì è scattato qualcosa dentro di me, mi sono detta: devo fare qualcosa. Ho chiamato mio papà, che non era venuto a Sarajevo, e gli ho detto: vieni che io una medaglia la porto a casa». Paoletta Magoni si emoziona e deve fermarsi un momento mentre racconta. «Alla fine della prima manche ero quarta, ed eravamo tutte a pochi centesimi. Ho capito che potevo fare la gara della vita. Questa medaglia ha ripagato tutti i sacrifici della mia famiglia per farci sciare».
Lorenzo Fabiano racconta che il papà di Paoletta, rispondendo ad un giornalista sui tanti sacrifici fatti, ha risposto: «Ne ho dovute mettere giù di piastrelle per fare sciare mia figlia e portarla a questo risultato».
Una Sarajevo che Magoni ha vissuto in un momento di festa, la prima Olimpiade in un Paese comunista.
Ma solamente otto anni dopo, nel 1992 e fino al 1996, Sarajevo piomba all’interno di una terribile guerra che ha tenuto questa bellissima città per quattro anni sotto le bombe, senza acqua, gas, niente. Una città che ora sta tentando di tornare allo splendore del 1984, l’anno delle Olimpiadi, a fatica. «Perché ho scritto questo libro?», spiega Lorenzo Fabiano, giornalista del Corriere del Veneto e National Geographic Traveler, «per raccontare le due facce di questa città. Si è passati dalle Olimpiadi della fratellanza al finimondo otto anni dopo, con il crollo del comunismo. Quelle montagne dove Paola ha raccolto il suo oro sono in poco tempo diventate zone di guerra dei carnefici».
«Oro a parte, Sarajevo per me è stata una esperienza: una città stupenda con gente meravigliosa, gioviale, che mi ha lasciato tanto. Vedere cosa è successo dopo pochi anni mi ha fatto male», ha concluso la campionessa. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi