Ru Secco, lavori per 5 milioni: «Ora l’abitato è in sicurezza»
La Regione ha effettuato diversi interventi per contenere le colate dal canale

Cinque milioni di euro di nuove opere, e le manutenzioni di quelle realizzate a partire dagli anni ’60 del secolo scorso con mezzo milione di euro l’anno (della Regione), «garantiscono sicurezza per l’abitato e per chi vive ai piedi del bacino del Ru Secco». L’assessore veneto alla montagna Dario Bond è salito ieri a San Vito di Cadore con i tecnici della Regione per presentare gli interventi fatti sull’asta del Ru Secco. Torrente tristemente noto alle cronache, perché nell’agosto 2015 si innescò una frana che travolse infrastrutture, case, e che provocò la morte di tre persone.
Da allora, con fondi del dipartimento nazionale di Protezione civile e della Regione, molti interventi sono stati fatti. E vengono continuamente manutentate le briglie costruite a partire dagli anni ’60, quando iniziarono i primi interventi di consolidamento dell’alveo. Gli scarichi di materiale, del resto, avvengono da cent’anni: una cartolina degli anni ’20 mostra la profonda incisione del canale e le colate detritiche in destra orografica. Ponti stradali e ferroviari vennero costruiti con ampie sezioni idrauliche proprio per questa ragione.
Nel 2015 successe qualcosa di più grave. Come ha spiegato il funzionario dell’Ufficio tecnico Direzione foreste Fabio Da Re, lungo il canale del Ru Secco scesero 110 mila mc di detriti, che si erano accumulati a seguito di un crollo dalle pareti dell’Antelao del novembre 2014. Quel crollo aveva staccato dalla montagna un milione di mc di materiale. Dopo quell’evento venne affidato uno studio al Tesaf dell’università di Padova per la modellazione idrologica, idraulica e sedimentologica, con proposta degli interventi da eseguire. Erano sette, ne sono stati fatti sei.
Due briglie frangicolata filtranti a valle della confluenza Ru Salvela - Ru Secco, due canali a monte della piazza di deposito, un nuovo “canale della seggiovia” con impalcato in legno amovibile d’estate, una terza briglia in corrispondenza del parco Neve sole (larga 100 metri e alta 9). È stato abbattuto il solaio a monte della tombinatura sotto la statale 51 e sono state manutentate le opere danneggiate dalla frana. Non è stata realizzata una piazza di deposito orizzontale, perché le due già presenti, capaci di contenere 15 mila e 18 mila mc di materiale, sono state ritenute sufficienti. Vengono pulite regolarmente, hanno assicurato i tecnici regionali. «Il rischio residuo rimane», ha spiegato Da Re. «Quello che non si può mitigare va inserito nel piano di Protezione civile come abbiamo fatto con il sindaco». Piano che è pronto e sarà presentato martedì alla popolazione. I lavori sono stati progettati dai Servizi forestali di Belluno e realizzati con il personale di Veneto Agricoltura. Lungo il Ru Secco sono stati anche installati pluviometri e sensori, che indicano quando la pioggia può generare un’allerta.
«Il Ru Secco è un esempio molto concreto di cosa voglia dire fare prevenzione in montagna», ha sottolineato Bond. «Qui le opere non sono nate ieri: alcune hanno più di mezzo secolo e hanno accompagnato la storia di quest’area. Oggi è necessario adeguarle perché continuino a svolgere la loro funzione. Dopo Vaia abbiamo investito oltre 4,4 milioni di euro; ora altri 551 mila euro servono a intervenire sulle opere più datate e sulle criticità emerse nel tempo. È una manutenzione che garantisce sicurezza per l’abitato e per chi vive ai piedi di questo bacino». «Dal 4 agosto 2015 il Ru Secco è diventato un’altra cosa: prima era un canale con qualche cespuglio e qualche briglia, poi sono state effettuate opere fondamentali», ha spiegato il sindaco di San Vito Franco De Bon. Ricordando che anche il Comune si era rivolto all’università di Padova «e al professor Gregoretti in particolare, per capire l’andamento della frana. Con le opere realizzate posso dire che oggi gli abitanti di San Vito possono essere completamente rassicurati di vivere qui. Nel piano di Protezione civile che presenteremo martedì è stato tenuto conto di tutte queste opere».
Resta però ancora da realizzare un’opera importante in piazza Serantoni, là dove il Ru Secco si incunea sotto la statale di Alemagna. Opera che è stata definita “a canna di fucile” e che serve, ha spiegato ancora De Bon, «a velocizzare il pasaggio del materiale in caso di un’eventuale colata». È una delle opere di cui dovrebbe occuparsi Anas. Costerà fra 15 e 18 milioni di euro. Sarà l’ultima opera da fare sul Ru Secco? «Questa e le manutenzioni che dovranno continuare», hanno risposto i tecnici della Regione. «Per noi il tombotto oggi risponde alla modellazione idraulica».
Resta da capire, però, come mai le mappe del Piano di gestione rischio alluvioni dell’Autorità di bacino del 2026 attestino ancora una situazione di “attenzione idraulica”. «Quando si fanno le opere, queste vanno testate», ha risposto Bond. «Bisogna vedere come funzionano. Poi le mappe saranno aggiornate». Il documento dell’Autorità di bacino, infatti, è proprio in corso di aggiornamento. «Per cambiare il rischio, bisogna valutare l’efficacia delle opere», ha ribadito Bond.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








